Categoria: Il libro della Vita

Fly mode


Gente, chat, mail, notifiche: sembra tutto che tutto il mondo abbia bisogno di dirti tutto in un momento… Poi quando vorresti che si accendesse almeno una notifica, perché avresti voglia di parlare, di dire “ehi sai ci sono anche io, pare brutto lo so ma son qui” niente. Il buio. E allora sapete come si risolve? Fly mode e ciao mondo, io mi scollego e lascio parlare solo la musica, di quella buona che ti porta con se e ti ricarica a furia di testi e note… anzi vi lascio questa va… 

Voi


Voi e i vostri giochi insieme,

Voi e il vostro litigare per quel pupazzo,

Voi e il vostro essere diversi, ma così uguali,

Voi il mio caricabatterie e l’amore puro.

Per Ginevra e Gabriel, due stelle che hanno mandato ad illuminare la mia vita.

Come stai?

Una domanda semplice vero? Talmente semplice, che nessuno la fa o almeno tutti danno per scontato che tu sia quello sempre pronto e tranquillo, che i loro problemi siano sempre più grossi dei tuoi e che partendo da questo presupposto si possa fare tutto quello che ci passa per la testa. Invece no cazzo.

Una semplice domanda, ma che fa capire a chi viene rivolta che uno ha a cuore almeno per quei 10 minuti di conversazione come stai, cosa ti passa per la testa, insomma ti dedica del tempo.

E in questa società dove tutto corre, noi siamo abituati ad avere ritmi frenetici senza manco sapere poi che succede se rallentiamo per un attimo, dedicare del tempo è la cosa più preziosa che possiamo dare a chi ci sta a cuore veramente.

Un cammino lungo un anno

Ebbene si un anno fa, esattamente alle 4.15 cominciava il cammino che mi avrebbe portato a conoscere cose, persone e malattie che manco sapevo che esistessero prima di allora.

Io e zia Lulù arrivammo in ospedale troppo tardi perchè qualcuno aveva deciso che doveva affrettarsi per nascere così in 1 ora venne al mondo. Appena arrivammo, l’infermiere ci disse che era natO, si proprio così nato, al maschile mentre tutti si aspettavano una femminuccia tu hai deciso che dovevi sorprenderci fin dall’inizio e così ecco qui, tra una faccia stupita, mentre tentavo di ragionare sulla notizia, correre lungo il corridoio che porta al nido per conoscerti. Appena entrato, dopo gli auguri di rito, la dottoressa vedo che si rabbuia un attimo e poi inizia a parlare, penso siano stati i secondi più lunghi della mia vita. Mi dice che hai un grosso neo a pantaloncino e tanti altri piccoli e grossi in giro per il corpo, che dovranno fare accertamenti e che non sanno dire cosa effettivamente sia se non delle ipotesi. Finalmente, mi porta davanti alla tua culla e i nostri occhi si trovano per la prima volta gli uni negli altri, ti vedo piccoletto con quel neo sulla fronte e con le manine sempre in movimento, cosa questa che sarebbe rimasta ancora oggi, visto che non stai mai fermo 🙂 E’ amore, misto a preoccupazione perchè ancora non so che cosa sia e come sia venuta fuori sta cosa che hai sul corpo, ma so già che io e te faremo grandi cose insieme.

Il giorno dopo, ti hanno trasferito alla SIN del Bambin Gesù ed io e tua mamma cominciamo una lunga settimana, dove il parlare con i dottori diventa la quotidianità, dove un tenersi per mano tra noi e dirsi “vedrai che andrà tutto bene” diventa un respiro di speranza, dove il vederti è uno splendido regalo perchè per quelle ore possiamo starti vicino, dirti noi ci siamo, dai che insieme ti riportiamo a casa. Di quel periodo ricordo la gentilezza e la scrupolosità dei dottori, la gentilezza delle infermiere, il loro essere quasi zie, la paura fuori dalla stanza della risonanza e alla fine la diagnosi che ci ha fatto tirare un respiro grosso come una casa: è “solo” un nevo congenito gigante, insomma una cellula che ha dato di matto e che ha fatto un gran casino. Ci dicono che dobbiamo tornare per dei Day Hospital ma che finalmente possiamo tornare a casa, di nuovo una famiglia noi 4 tutti insieme.

Passano i giorni e tu ti dimostri sempre di più il meglio, sempre attivo, sempre avanti con quello che fai, ma quello che mi fa dire il meglio è quel sorriso che non ti abbandona mai, mi guardi e sorridi anche solo per un secondo e io so che niente può andare male.

Arriva il giorno del primo day hospital e li faccio i conti con quanto sia brutto il mondo, quanto sia ingiusto perchè il reparto di competenza è quello di oncoematologia e lì davvero tocchi il fondo vedendo un sacco di bambini a cui la vita è stata strappata da un male che conosco perchè mi ha rubato mio papà ma che non sapevo colpisse così tanti bambini. E’ un peso entrare lì, ma fortunatamente tu la tua battaglia la vinci e ci dicono che tutto è solo un fattore estetico che si risolve con un bel pò di interventi ma niente di più.

E siamo arrivati ad oggi, il tuo primo compleanno piccoletto. Abbiamo camminato tanto, soprattutto in salita io, mamma e te, anche per colpa di quelli che vedono quelle macchioline e che non sanno trattenere commenti fuori luogo, quelli che invece di appoggiarci ti presentano come “poverino ha i nei” o altre cazzate simili, ma adesso possiamo girarci con il dito medio alzato: noi siamo qui, uniti più che mai e la nostra famiglia grazie a te ha trovato una nuova dimensione, una nuova forza in tutti quei sorrisi che fai, nei gesti che hai verso la tua sorellina che adori, quando mi vedi e corri da me per essere preso in braccio. Tanti auguri campione, noi per mano continuiamo a camminare, la strada ha qualche salita, ma tu sorridi e io camminerò ancora più forte.

Ciao pà!

Ed eccoci qua, chissà se lassù ti arriva internet, magari ricevi pure le mail chissà 🙂 tanto di lettere scritte e mai inviate ce ne sono a pacchi, sì perché sai quante volte butto giù due righe per te? Poi mi dico “cazzo ma mica la leggerà” e allora rimane lì ad aspettare che prima o poi trovo la voglia di rileggerla e sentirmi un po come se te l’avessi detto. Oggi volevo dirti che tuo nipote, tra le altre cose porta pure il tuo nome sai? Chissà se hai fatto quello sguardo, tu che preferivi non essere mai al centro dell’attenzione.. Dicevo quel campione si è messo dietro forse una delle cose che gli hanno reso la vita in salita, si tra un ghe un ghu e due occhi in cui trovi la vita allo stato puro, gli ha fatto il dito medio. So che da lassù magari un aiutino c’è stato e allora ste due righe per dirti grazie, ancora una volta. Noi qui giù lottiamo per vincerla sta partita ma tu non andartene dalla panchina che ne abbiamo bisogno. Ciao Mister!

8 anni fa.. [prima parte]

8 anni fa in questi giorni, stava succedendo qualcosa che avrebbe cambiato la storia di un gruppo di persone.
Era il tempo di una serie televisiva, che faceva molto successo, I Cesaroni e un gruppo di persone si erano ritrovate
su un forum a discutere delle puntate, dei personaggi, insomma dei fantastici fans… 😀 😀

Mentre discutevano della bottiglieria, di Marco e di Eva, avevano iniziato a chiaccherare anche di altro e a poco a poco
questo altro prese il sopravvento trasformando un topic di quel forum in un regno del cazzeggio, gli argomenti erano i più
svariati, dalla musica alle classiche cazzate sparate tra amici. Questo fece pensare agli admin di quel forum di iniziare
a mettere regole assurde, così 8 anni fa oggi due matti decisero che quelle regole stavano strette e decisero di creare
un forum tutto loro dove far approdare la banda di matti che si era creata e nacque così il primo forum.

Pubblicato su: 8 anni fa.. [prima parte]

You gotta change the way you think..

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Ci sono avvenimenti che anche se non vuoi ti portano a cambiare il tuo modo di pensare. Quando sai che c’è il rischio che qualcosa vada storto, anche il più piccolo segnale ti fa stare male, brutti pensieri si affacciano nella mente e sono difficili da mandare via; soprattutto quanto è tutto silenzioso e tu hai da fare i conti con i tuoi pensieri.

L’unica via di uscita è in certi casi, aggrapparsi al fatto che potrebbe non essere collegato a nulla, solo un piccolo inconveniente, che però sommato a tutto il resto ti fa aumentare quel peso che hai sulle spalle.

A volte sembra da pazzi, ma riuscire a pensare a qualcosa di positivo, ad aggrapparci a quello che di bello ci capita, ti da quella forza che poi ti serve nei momenti in cui sei lì, tra l’attesa e il responso, dove non sai dove girarti, dove come nella foto lo tieni in braccio e pensi che così niente e nessuno potrà mettersi in mezzo tra te e lui, uno strano fermare il tempo, le cose, in una foto inmutabile che sia a prova di qualsiasi esame e responso.

Policlinico Casilino? No, grazie

Purtroppo domenica notte mia moglie ha accusato forti dolori all’addome e sospettando un’appendicite, alle 5.30 eravamo al pronto soccorso del Policlinico Casilino. Da lì son cominciati una serie di scontri con la gestione di questo ospedale. Per prima cosa prima di riuscire ad emettere una diagnosi certa, ci sono volute 6 ore, dico 6 ore e fortunatamente non era un caso in cui c’era urgenza, altrimenti saremmo stati in un bel guaio. A questo punto decidono di provare la terapia antibiotica, perché al chirurgo l’operazione sembra un po troppo, salvo cambiare poi idea alle 17 di pomeriggio e decidere di operare. Fortunatamente tutto va bene e mia moglie torna in reparto in ottimo stato e le chirurghe che l’hanno operata si premurano di cercarmi e di farmi sapere che è tutto ok, cosa non tanto banale visto che mentre stava al pronto soccorso, l’unica cosa che ho letto per 6 ore è stato un tabellone dove c’era scritto sommariamente quello che veniva fatto ma niente di più.

Una volta in reparto, con un letto trovato al volo perché pieno l’ospedale, ci troviamo a nostro agio, perchè dopo aver saputo che abbiamo un bambino di 2 mesi e una figlia di 4 ci permettono in orario di visita di portarlo per continuare l’allattamento al seno. Tutto contento oggi arrivo con i miei figli e con mia suocera, mia moglie inizia l’allattamento ma veniamo interrotti perché doveva essere trasferita ad altro reparto, proprio in quell’orario e sapendo che avrebbe allattato. Ok ci spostiamo, caricati tutto e andiamo. Appena entrati nel nuovo reparto arrivano due infermiere che con tono molto acido ci cacciano via, nonostante gli abbiamo spiegato che avevamo il permesso di allattare. 

Ora questo è il pessimo esempio di come funziona un ospedale, primo fra tutto il corpo degli infermieri che hanno il dovere per il lavoro che fanno di usare tatto con i pazienti visto che la gente in quei posti non ci va per divertirsi e a maggior ragione quando ci sono bambini così piccoli. La seconda cosa che balza all’occhio è la totale disorganizzazione che regna in quei posti.

Per quanto mi riguarda, spero di non averne più bisogno ma sicuramente non ci andrò mai più. Meglio qualche km di più ma strutture nettamente migliori.

E andiamo nel 2016

Oggi è l’ultimo giorno del 2015 e come tutti gli anni arriva il momento di fare qualche riflessione. Per il Baretto quest’anno è stato sicuramente caratterizzato da cambiamenti importanti, la maggior parte sotto il cofano di quello che vedete. Quello più importante è che adesso siamo su una Vps con Debian 8 interamente gestita da me, anche il resto degli altri server che compongono il Baretto (mail) stanno su Vps ma questa volta con Centos 7. Ultima novità è arrivato Brontolo@amicidelbaretto che è una Vps dove faccio le mie prove e il nome è per il mio carattere un po’ scontroso. Per quanto riguarda il blog abbiamo servito oltre 40000 pagine a circa 25.000 di voi che son passati di qui, qui un grazie a tutti voi ci sta e grosso grosso. Come dico sempre è una cosa che gestisco nel mio tempo libero e vedere certi risultati mi fa solo pensare che è un avventura che voglio continuare e condividere con quelli di voi che passeranno da queste parti. Permettetemi una parola sugli avvisi dei virus via mail, è una cosa nata per curiosità lavorativa ma se ha evitato che anche uno solo di voi prendesse un virus bhe lo scopo è stato raggiunto e continuerà anche nel 2016. Per quanto riguarda la parte personale, per la prima volta ho qualche paura ad entrare nel nuovo anno visto che sarà ricco di visite in ospedale e respiri trattenuti, ma non posso evitarlo e cercherò di trovare ancora più forza del solito per affrontare il tutto. Ecco adesso ho davvero finito, per il 2015 le luci del bancone si spengono e vi auguro una splendida fine e un’ancora più favoloso inizio e ricordate: il meglio deve ancora venire

12 piccoli guerrieri

12 piccoli guerrieri, a cui la vita ha detto che non potevano scegliere di scegliere, ma che la vita sarebbe stata subito una lunga salita, per alcuni una lotta contro la signora in nero, per altri una vita con una macchina a dettare i tempi del gioco e delle favole raccontate. 

12 piccoli guerrieri che ti guardano con quegli occhioni che si sono appena aperti al mondo e hanno solo un grosso bisogno: sentire il calore di un abbraccio, sentirsi amati, sentire che mamma e papà sono lì con loro e con loro affrontano tutto quello che viene perché non ha scelto nessuno quello che è successo ma insieme pesa molto di meno.

12 piccoli guerrieri che ci insegnano a combattere, ad amare a denti stretti la vita, che a volte per essere speciali non bisogna sceglierlo, basta nascere e qualcuno lassù ti mette le ali.

Dedicato ai bambini del SIN dell’Ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma. 

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