Tanti auguri Gi

Quello sguardo sempre attento, quello sguardo sul mondo visto con gli occhi di una bambina con una sensibilità fuori dal comune, ci ha accompagnato lungo questo lungo anno che ci ha visto spesso dover andare in ospedale per curare il fratellino e tu con le tue domande hai sempre voluto sapere cosa ci fosse dietro, con la preoccupazione se lui fosse tornato a casa. Adesso che abbiamo finito questo ciclo, lo festeggiamo con il tuo compleanno, un inizio finalmente felice e giustamente dove tu sei la protagonista. A te auguro di rimanere sempre così, speciale. A te, il mio ringraziamento perché ogni volta che mi hai visto stanco, prendevi il libro delle favole e mi portavi lontano insieme su un tappeto magico o in un castello, dando modo a me di ricaricare le mie batterie scariche.  A te lascio questo mio post di auguri e tutto l’amore che posso, piccola principessa. 

Eh già..

Ogni volta che vedo quei punti, dentro si rompe qualcosa… 

E quelle sere li…

Dove tutto è limpido e vedi le luci laggiù sul lago Maggiore…

60 punti

60 punti ma non quelli da unire,

60 punti sulla tua schiena

60 punti, per poter sconfiggere un mostro

60 punti e tanto dolore dentro ogni volta che ti sfiorano

60 punti che ancora non riesco a guardare.

La lunga attesa

Finalmente la data era fissata, tutto sembrava che finalmente combaciasse, il lungo cammino che li attendeva sarebbe cominciato di li a poco.
Ogni sera guardavo quel piccoletto che girava per casa, mentre serio serio, cercava di riempire al meglio un barattolino e sentivo il cuore che aumentava quel bum bum atavico. Davvero sarebbe dovuto entrare in sala operatoria? In base a quale beffardo destino si era deciso che per quel campione tutto sarebbe stato in salita?
Erano queste le domande che da circa 13 mesi mi giravano in capo, domande alle quali nessuno avrebbe potuto rispondere, se non un qualcuno lassù che però di risposte ne dava ben poche.
Fino ad allora avevo sempre risposto alle domande sugli interventi, quasi con distacco, guardato le foto di altri bambini con gli espansori come se fosse una cosa lontana, ma adesso c’era qualcosa di certo, una data. Si una data a volte rende più fisse le cose, più reali: sai che in quel giorno succederà, non puoi più far finta di nulla per regalarti una tranquillità che ti serve per reprimere sentimenti di rabbia, per far finta di aver accettato tutto, quando invece sai benissimo dentro di te che non hai accettato e non lo farai mai, perchè non è giusto che per lui sia tutto più difficile.
No, cazzo, non potete chiedermi questo. Non lo accetterò mai.
Una data dicevo, si una data che mi porterà di nuovo in un ecosistema che ho sempre guardato con apprensione da quel giorno dove mi dissero “suo padre ha un cancro allo stomaco” e da lì una catena di eventi che lo portarono via da me, non senza lacrime, bestemmie e quant’altro.
Un ecosistema a misura di bambino, questo si, ma che ti obbliga a fare i conti con quanto sia dura questa vita. Vedi piccoli guerrieri che devono lottare per iniziare e continuare a vivere, vedi mostri più grandi di loro che da dentro li mordono e loro con quella innocenza che è loro tentano di reagire sorridendo, prendendolo quasi come un gioco o una vacanza lontano da scuola.
Un ecosistema fatto anche di madri e padri, con due volti, uno che sorride, che stringe e abbraccia il figlio o la figlia e l’altro nascosto, che soffre, che teme ogni volta che un personaggio con il camice biano si avvicina portando chissà quali notizie dall’ultimo esame fatto.
Un ecosistema fatto di professionisti che hanno fatto del lato umano una caratteristica stupenda, un rapportarsi con i piccoli pazienti come se fossero degli zii, delle zie amorevoli e preoccupate per il loro stato di salute.
Tutto questo tra poco mi accoglierà di nuovo e di nuovo sarò li al fianco del mio piccolo campione sarà tutto facile? Sarà tutto in salita? Non lo so, ho solo una data. Quello che so che lui non sarà mai solo, mia moglie non lo sarà, ancora una volta vedremo chi la vincerà, se quelle macchie bastarde o noi. E io sono pronto, i guantoni li metto volentieri se in ballo c’è un sorriso delle persone che amo.

Fly mode


Gente, chat, mail, notifiche: sembra tutto che tutto il mondo abbia bisogno di dirti tutto in un momento… Poi quando vorresti che si accendesse almeno una notifica, perché avresti voglia di parlare, di dire “ehi sai ci sono anche io, pare brutto lo so ma son qui” niente. Il buio. E allora sapete come si risolve? Fly mode e ciao mondo, io mi scollego e lascio parlare solo la musica, di quella buona che ti porta con se e ti ricarica a furia di testi e note… anzi vi lascio questa va… 

Voi


Voi e i vostri giochi insieme,

Voi e il vostro litigare per quel pupazzo,

Voi e il vostro essere diversi, ma così uguali,

Voi il mio caricabatterie e l’amore puro.

Per Ginevra e Gabriel, due stelle che hanno mandato ad illuminare la mia vita.

Come stai?

Una domanda semplice vero? Talmente semplice, che nessuno la fa o almeno tutti danno per scontato che tu sia quello sempre pronto e tranquillo, che i loro problemi siano sempre più grossi dei tuoi e che partendo da questo presupposto si possa fare tutto quello che ci passa per la testa. Invece no cazzo.

Una semplice domanda, ma che fa capire a chi viene rivolta che uno ha a cuore almeno per quei 10 minuti di conversazione come stai, cosa ti passa per la testa, insomma ti dedica del tempo.

E in questa società dove tutto corre, noi siamo abituati ad avere ritmi frenetici senza manco sapere poi che succede se rallentiamo per un attimo, dedicare del tempo è la cosa più preziosa che possiamo dare a chi ci sta a cuore veramente.

Un cammino lungo un anno

Ebbene si un anno fa, esattamente alle 4.15 cominciava il cammino che mi avrebbe portato a conoscere cose, persone e malattie che manco sapevo che esistessero prima di allora.

Io e zia Lulù arrivammo in ospedale troppo tardi perchè qualcuno aveva deciso che doveva affrettarsi per nascere così in 1 ora venne al mondo. Appena arrivammo, l’infermiere ci disse che era natO, si proprio così nato, al maschile mentre tutti si aspettavano una femminuccia tu hai deciso che dovevi sorprenderci fin dall’inizio e così ecco qui, tra una faccia stupita, mentre tentavo di ragionare sulla notizia, correre lungo il corridoio che porta al nido per conoscerti. Appena entrato, dopo gli auguri di rito, la dottoressa vedo che si rabbuia un attimo e poi inizia a parlare, penso siano stati i secondi più lunghi della mia vita. Mi dice che hai un grosso neo a pantaloncino e tanti altri piccoli e grossi in giro per il corpo, che dovranno fare accertamenti e che non sanno dire cosa effettivamente sia se non delle ipotesi. Finalmente, mi porta davanti alla tua culla e i nostri occhi si trovano per la prima volta gli uni negli altri, ti vedo piccoletto con quel neo sulla fronte e con le manine sempre in movimento, cosa questa che sarebbe rimasta ancora oggi, visto che non stai mai fermo 🙂 E’ amore, misto a preoccupazione perchè ancora non so che cosa sia e come sia venuta fuori sta cosa che hai sul corpo, ma so già che io e te faremo grandi cose insieme.

Il giorno dopo, ti hanno trasferito alla SIN del Bambin Gesù ed io e tua mamma cominciamo una lunga settimana, dove il parlare con i dottori diventa la quotidianità, dove un tenersi per mano tra noi e dirsi “vedrai che andrà tutto bene” diventa un respiro di speranza, dove il vederti è uno splendido regalo perchè per quelle ore possiamo starti vicino, dirti noi ci siamo, dai che insieme ti riportiamo a casa. Di quel periodo ricordo la gentilezza e la scrupolosità dei dottori, la gentilezza delle infermiere, il loro essere quasi zie, la paura fuori dalla stanza della risonanza e alla fine la diagnosi che ci ha fatto tirare un respiro grosso come una casa: è “solo” un nevo congenito gigante, insomma una cellula che ha dato di matto e che ha fatto un gran casino. Ci dicono che dobbiamo tornare per dei Day Hospital ma che finalmente possiamo tornare a casa, di nuovo una famiglia noi 4 tutti insieme.

Passano i giorni e tu ti dimostri sempre di più il meglio, sempre attivo, sempre avanti con quello che fai, ma quello che mi fa dire il meglio è quel sorriso che non ti abbandona mai, mi guardi e sorridi anche solo per un secondo e io so che niente può andare male.

Arriva il giorno del primo day hospital e li faccio i conti con quanto sia brutto il mondo, quanto sia ingiusto perchè il reparto di competenza è quello di oncoematologia e lì davvero tocchi il fondo vedendo un sacco di bambini a cui la vita è stata strappata da un male che conosco perchè mi ha rubato mio papà ma che non sapevo colpisse così tanti bambini. E’ un peso entrare lì, ma fortunatamente tu la tua battaglia la vinci e ci dicono che tutto è solo un fattore estetico che si risolve con un bel pò di interventi ma niente di più.

E siamo arrivati ad oggi, il tuo primo compleanno piccoletto. Abbiamo camminato tanto, soprattutto in salita io, mamma e te, anche per colpa di quelli che vedono quelle macchioline e che non sanno trattenere commenti fuori luogo, quelli che invece di appoggiarci ti presentano come “poverino ha i nei” o altre cazzate simili, ma adesso possiamo girarci con il dito medio alzato: noi siamo qui, uniti più che mai e la nostra famiglia grazie a te ha trovato una nuova dimensione, una nuova forza in tutti quei sorrisi che fai, nei gesti che hai verso la tua sorellina che adori, quando mi vedi e corri da me per essere preso in braccio. Tanti auguri campione, noi per mano continuiamo a camminare, la strada ha qualche salita, ma tu sorridi e io camminerò ancora più forte.

Ciao pà!

Ed eccoci qua, chissà se lassù ti arriva internet, magari ricevi pure le mail chissà 🙂 tanto di lettere scritte e mai inviate ce ne sono a pacchi, sì perché sai quante volte butto giù due righe per te? Poi mi dico “cazzo ma mica la leggerà” e allora rimane lì ad aspettare che prima o poi trovo la voglia di rileggerla e sentirmi un po come se te l’avessi detto. Oggi volevo dirti che tuo nipote, tra le altre cose porta pure il tuo nome sai? Chissà se hai fatto quello sguardo, tu che preferivi non essere mai al centro dell’attenzione.. Dicevo quel campione si è messo dietro forse una delle cose che gli hanno reso la vita in salita, si tra un ghe un ghu e due occhi in cui trovi la vita allo stato puro, gli ha fatto il dito medio. So che da lassù magari un aiutino c’è stato e allora ste due righe per dirti grazie, ancora una volta. Noi qui giù lottiamo per vincerla sta partita ma tu non andartene dalla panchina che ne abbiamo bisogno. Ciao Mister!