60 punti

60 punti ma non quelli da unire,

60 punti sulla tua schiena

60 punti, per poter sconfiggere un mostro

60 punti e tanto dolore dentro ogni volta che ti sfiorano

60 punti che ancora non riesco a guardare.

La lunga attesa

Finalmente la data era fissata, tutto sembrava che finalmente combaciasse, il lungo cammino che li attendeva sarebbe cominciato di li a poco.
Ogni sera guardavo quel piccoletto che girava per casa, mentre serio serio, cercava di riempire al meglio un barattolino e sentivo il cuore che aumentava quel bum bum atavico. Davvero sarebbe dovuto entrare in sala operatoria? In base a quale beffardo destino si era deciso che per quel campione tutto sarebbe stato in salita?
Erano queste le domande che da circa 13 mesi mi giravano in capo, domande alle quali nessuno avrebbe potuto rispondere, se non un qualcuno lassù che però di risposte ne dava ben poche.
Fino ad allora avevo sempre risposto alle domande sugli interventi, quasi con distacco, guardato le foto di altri bambini con gli espansori come se fosse una cosa lontana, ma adesso c’era qualcosa di certo, una data. Si una data a volte rende più fisse le cose, più reali: sai che in quel giorno succederà, non puoi più far finta di nulla per regalarti una tranquillità che ti serve per reprimere sentimenti di rabbia, per far finta di aver accettato tutto, quando invece sai benissimo dentro di te che non hai accettato e non lo farai mai, perchè non è giusto che per lui sia tutto più difficile.
No, cazzo, non potete chiedermi questo. Non lo accetterò mai.
Una data dicevo, si una data che mi porterà di nuovo in un ecosistema che ho sempre guardato con apprensione da quel giorno dove mi dissero “suo padre ha un cancro allo stomaco” e da lì una catena di eventi che lo portarono via da me, non senza lacrime, bestemmie e quant’altro.
Un ecosistema a misura di bambino, questo si, ma che ti obbliga a fare i conti con quanto sia dura questa vita. Vedi piccoli guerrieri che devono lottare per iniziare e continuare a vivere, vedi mostri più grandi di loro che da dentro li mordono e loro con quella innocenza che è loro tentano di reagire sorridendo, prendendolo quasi come un gioco o una vacanza lontano da scuola.
Un ecosistema fatto anche di madri e padri, con due volti, uno che sorride, che stringe e abbraccia il figlio o la figlia e l’altro nascosto, che soffre, che teme ogni volta che un personaggio con il camice biano si avvicina portando chissà quali notizie dall’ultimo esame fatto.
Un ecosistema fatto di professionisti che hanno fatto del lato umano una caratteristica stupenda, un rapportarsi con i piccoli pazienti come se fossero degli zii, delle zie amorevoli e preoccupate per il loro stato di salute.
Tutto questo tra poco mi accoglierà di nuovo e di nuovo sarò li al fianco del mio piccolo campione sarà tutto facile? Sarà tutto in salita? Non lo so, ho solo una data. Quello che so che lui non sarà mai solo, mia moglie non lo sarà, ancora una volta vedremo chi la vincerà, se quelle macchie bastarde o noi. E io sono pronto, i guantoni li metto volentieri se in ballo c’è un sorriso delle persone che amo.

Fly mode


Gente, chat, mail, notifiche: sembra tutto che tutto il mondo abbia bisogno di dirti tutto in un momento… Poi quando vorresti che si accendesse almeno una notifica, perché avresti voglia di parlare, di dire “ehi sai ci sono anche io, pare brutto lo so ma son qui” niente. Il buio. E allora sapete come si risolve? Fly mode e ciao mondo, io mi scollego e lascio parlare solo la musica, di quella buona che ti porta con se e ti ricarica a furia di testi e note… anzi vi lascio questa va… 

Voi


Voi e i vostri giochi insieme,

Voi e il vostro litigare per quel pupazzo,

Voi e il vostro essere diversi, ma così uguali,

Voi il mio caricabatterie e l’amore puro.

Per Ginevra e Gabriel, due stelle che hanno mandato ad illuminare la mia vita.

Come stai?

Una domanda semplice vero? Talmente semplice, che nessuno la fa o almeno tutti danno per scontato che tu sia quello sempre pronto e tranquillo, che i loro problemi siano sempre più grossi dei tuoi e che partendo da questo presupposto si possa fare tutto quello che ci passa per la testa. Invece no cazzo.

Una semplice domanda, ma che fa capire a chi viene rivolta che uno ha a cuore almeno per quei 10 minuti di conversazione come stai, cosa ti passa per la testa, insomma ti dedica del tempo.

E in questa società dove tutto corre, noi siamo abituati ad avere ritmi frenetici senza manco sapere poi che succede se rallentiamo per un attimo, dedicare del tempo è la cosa più preziosa che possiamo dare a chi ci sta a cuore veramente.

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