12 piccoli guerrieri

12 piccoli guerrieri, a cui la vita ha detto che non potevano scegliere di scegliere, ma che la vita sarebbe stata subito una lunga salita, per alcuni una lotta contro la signora in nero, per altri una vita con una macchina a dettare i tempi del gioco e delle favole raccontate. 

12 piccoli guerrieri che ti guardano con quegli occhioni che si sono appena aperti al mondo e hanno solo un grosso bisogno: sentire il calore di un abbraccio, sentirsi amati, sentire che mamma e papà sono lì con loro e con loro affrontano tutto quello che viene perché non ha scelto nessuno quello che è successo ma insieme pesa molto di meno.

12 piccoli guerrieri che ci insegnano a combattere, ad amare a denti stretti la vita, che a volte per essere speciali non bisogna sceglierlo, basta nascere e qualcuno lassù ti mette le ali.

Dedicato ai bambini del SIN dell’Ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma. 

Piango

Piango
Piango pensando ad un’incubatrice sola in mezzo ad altre vite che cominciano in salita.

Piango pensando a una mamma sola in un reparto maternità.

Piango e non mi vergogno.. Un uomo deve saperle lasciare scorrere per poterle asciugare.

L’attesa

L’attesa
Aspettare di vedere due occhi che vedono per la prima volta il mondo.

Aspettare di sentire quel legame che è amore allo stato puro, nascere nel primo secondo in cui ci vedremo.

Aspettare e sapere che il meglio deve ancora venire.

Pensieri sparsi su Valencia

Visto che in tanti mi chiedono cosa ne penso, alla fine ho deciso di scrivere questo post così almeno sarà chiaro a chi vorrà leggere cosa ne pensa uno che il motomondiale lo segue da circa 20 anni, per quel che conta visto che ci sono realtà più grosse e potenti che sembrano avere chiuso gli occhi di fronte ad un cambiamento in negativo di questo sport.
Partiamo da una cosa che mi sembra dovuta, i complimenti per quello che ha fatto vedere in pista al nuovo campione del mondo, quando è a posto sembra farla volare quella moto, quindi tanto di cappello quando ha il casco in testa, quando non ce l’ha, bhè lasciatemi dire che affiora una coglionaggine che fa paura, lui che lavora tanto su se stesso, arrivare a fare affermazioni come quelle dopo il gp della Malesia, o ancora peggio come quelle fatte ieri dove ha riconosciuto nell’unico attimo di sincerità che Marquez aveva fatto da scudiero e che ha avuto rispetto, perchè il titolo doveva rimanere in Spagna. Dichiarazione questa che è trovabile tra i video di Sky, poi ritrattata in conferenza stampa, con un’altra bellissima caduta di stile, forse fatta per tranquillizzare los companeros.
Per quanto riguarda la gara, l’avete vista tutti no? Marq che si alza sulla moto, che fa i salti mortali per non tamponare il prode cavaliere lanciato al titolo. “non ne avevo di più” Eh caro Marq a vederla così non sembrava proprio, soprattutto quando il tuo connazionale dice alla fine che aveva la gomma dietro praticamente distrutta sul lato destro e che faceva fatica a tenerla in pista. Come tutti sappiamo, quando le gomme finiscono è difficile fare tempi, mentre la tua al parco chiuso sembrava ancora ben messa, tant’è che quando il povero Pedrosa (merita un paragrafo a parte) ha tentato di fare quello che dovevi fare anche tu, ovvero correre per la Honda e gli sponsor e tentare di vincere l’hai messo molto facilmente alle strette, accompagnandolo fino al limite del cordolo e dandogli qualche colpetto di carena come a dirgli “stai buono, che qui la cosa la decido io”. Bellissime le dichiarazioni fine qualifiche “dovrò cercare di stare davanti a Lorenzo per rallentarlo” peccato che a posteriori, sembrano più frasi per convincere i giornalisti e forse anche Suppo e Nakamoto.

Pedrosa, dicevo. Come suo solito, fatica sempre un pò ma quando la moto gli dice “Vamos Dani” allora gli prende bene e inizia a guidare come sa fare, da fenomeno che unito a quell’integrità morale che mi viene difficile non riconoscergli, anche per i fatti di Sepang e delle sue dichiarazioni, lo porta a decidere di cambiare un risultato che sembra già scritto. Peccato che sulla sua strada trovi quella simpatica canaglia di Marquez, che si appoggia un paio di volte sulla sua carena e lo accompagna verso l’erba sintetica, facendogli capire che deve starne fuori. Il camomilla beve un sorso della suddetta bevanda e si gode il terzo posto, unico tra quelli su quel podio che meritano gli applausi.

Nel dopo gara vengono tolti i macigni dalle scarpe, tutto quello che si ha dentro viene fuori, Vale dice la sua senza quell’ombra di diplomazia che tutti gli hanno sempre riconosciuto e esce un fiume in piena. La sua splendida gara con una rimonta bellissima passa in secondo piano, il mirino è puntato sul biscotto spagnolo. Di contro iniziano a dargli del pazzo, del finito, ma tutto il mondo sta gridando vergogna in quel momento. C’è più gente a complimentarsi con Vale al rientro ai box, praticamente tutto il paddock che sotto il podio dove incoronano un re, con la corona sporca di doppi giochi, di cui sia parte francamente dubito, anche se ogni tanto qualche dubbio mi è venuto, soprattutto vedendo i crono dell’Australia dove l’ultimo giro di colpo si mette a girare mezzo secondo più lento e manco ci prova a fermare Marquez. Dicono che quest’ultimo sia il futuro della motogp, io spero sinceramente di no, che venga fermato in pista prima che anche questo sport e i suoi valori muoiano per sempre.

È per te

4 anni fa ero come adesso a guardare le stelle, ma non sul balcone di casa, bensì nel cortile di un ospedale, nella notte di tutte le notti. Giravo, fumavo in un cortile che si era svuotato pian piano con il passare delle ore e tua mamma con i dolori era nella stanza del travaglio in attesa che tu ti decidessi ad uscire, ma era buio e come dici tu “quando è buio si dorme Papà”. Adesso ti prendo in braccio per portarti a letto e come ogni volta mi fermo per dirti “buona notte cucciola, ti voglio bene”, sentendo il tuo respiro come unico rumore della notte. Oggi diventi grande e ancora adesso non riesco a spiegarmi come hai fatto a cambiare la mia vita così, in meglio. Ti guardo mentre giochi e mi chiami capitano, mentre mi porti tutta orgogliosa a vedere la tua scuola o quando guardandomi dall’alto di uno scivolo tutta seria mi insegni la vita “bisogna vincere le proprie paure” mi dici… Oppure quando dopo un rimprovero mi guardi con quella faccia triste ed io mi sento morire ma devo tener duro. Oggi hai un anno in più e il tuo papà è qui per dirti auguri amore mio e grazie per tutto quello che mi regali in ogni istante passato insieme.

Mamma..

Mamma, un mestiere, un compito, ma soprattutto una presenza costante in tutta la nostra vita. Le vedi lì, stanche dopo una giornata, passata a fare mille cose, ma sempre pronte a donarti quell’attenzione che solo loro sanno darti. Puoi avere 4 anni o 40, ma loro continuano a preoccuparsi per te. Ci discuti, a volte pensi pure che ti rompano anche con quei consigli che tu non chiedi e che invece arrivano, ma non puoi spezzare quel legame che si crea durante i 9 mesi che ti portano dentro. Mamme, persone speciali. Mamme, auguri tutti i giorni non solo domani e grazie per essere così. 

Pensavo..

Pensavo di averla scampata quest’anno, sta settimana sembrava scivolare via. Niente pensieri, tante cose da fare e via le giornate passavano così, come le altre. Oggi tornavo a casa e si è acceso il disperato bisogno di sentire musica, cosa che mi capita quando voglio spegnere qualcosa in testa, smettere di pensare e un cazzo di campanello ha cominciato a suonare dentro. Arrivato a casa, qualcosa non andava, la voglia di solitudine era lì, prepotente come solo lei sa fare. Ma Ginevra ha cominciato a parlarmi di pirati, di navi e tesori, mi si è avvicinata e il suo profumo mi ha rapito come sempre. Poi è scesa, io son uscito a fumare e ho visto quella stella lassù e cazzo è uscito tutto: tu, quella maledetta settimana e quanto mi manchi. Settimana prossima son da te, ciao faro. Chissà se ti arriva il mio pensiero, chissà se ti fa piacere.. Chissà.. 

Che poi..

Senti un sacco di gente dire “ah sta tecnologia ha fatto più male che bene”. In alcuni casi posso essere d’accordo, vedi quando stai parlando con qualcuno e quello è tutto preso a messaggiare, leggere le ultime notifiche che arrivano dai social e tu sei lì che dici: “una parola e 5 minuti di messaggi, ma che cazzo!!” e quando va bene lo molli e anche se inzia a parlare, stai già pensando ad altro. Però ci son quelle sere, dove ti sale la nostalgia per le tue montagne e allora apri il sito del comune che l’unica cosa figa che ha è la webcam e puoi vederle. Ecco questo avvicinare è la cosa più bella che la tecnologia poteva darci.

Primo passo

E’ da un po’ di tempo che ogni volta che entro su Facebook e apro la home mi viene il volta stomaco leggendo stati e links. Questo è dato dal fatto che sicuramente sono io un animale poco sociale, ma anche dalla voglia di apparire perfetti che popola questo social network. E’ lo specchio della società, l’apparire è sempre meglio dell’essere, o meglio quello che vorremmo essere ma non siamo e una tastiera da l’opportunità di una protezione che nella vita non c’è quindi ci improvvisiamo filosofi, politici, capi di stato, superfighi. Tutto lecito per l’amor di Dio, ma se poi si va a fare il match con quello che trovi nella realtà la cosa diciamo stride, per usare un termine colto.

Ecco tutto questo inizia a starmi stretto, così ho deciso di levare l’ app dall’iphone e usare solo la sua consorella, quella che permette di gestire le pagine Facebook, vero motivo per il quale non posso cancellare il mio account. Il “non posso” è dovuto al fatto che mi dispiace perché ci ho lavorato parecchio a farle crescere e cancellarle sarebbe come rinnegare tutto. Per questo ho deciso che mi lascio l’account, ma lo controllo solo qualche volta dal pc. Basta app sul telefono, tablet, astronave. Basta leggere cose che a volte fan ridere, ma altre ti fan proprio incazzare.

La qualità della tua vita dipende anche dal lavoro?

Ecco una domanda che un sacco di gente si fa e non riesce mai a trovare la sincerità per rispondere, perché implica un mettersi in discussione non da poco. La mia personale esperienza è che quelle 40 ore a settimana che passi in ufficio sono molto importanti, non c’è nulla da fare, puoi inventare scuse dicendo che tanto alla fine torni a casa e tutto va a posto, ma dentro ti rimane qualcosa di incompiuto. Da qualche mese finalmente sono tornato a fare quello che amo in ufficio e con un gruppo di ricerca e sviluppo dove le sfide son quotidiane, bisogna inventare soluzioni mettendo insieme mille strumenti. Prima quando arrivava lunedì già ero incazzato al pensiero di dover dare retta a quei matti che popolavano l’ufficio e che si inventavano cose impossibili, adesso affronto la cosa con il sorriso e vi posso assicurare che anche a casa sono molto più rilassato e tranquillo. Quindi la risposta alla domanda sopra è si. Fate quello che amate e se non ve lo fanno fare, lottate per arrivarci.