Categoria: Il libro della Vita

Perchè amo le rose

Tra le tante domande che mi son state fatte sul perché fotografo spesso le rose una in particolare merita una risposta: “perché ti piacciono così tanto?”. Sembra una cosa banale ma dietro c’è una motivazione che mi spinge a scriverci sopra un articolo.

Partiamo da questa citazione presa dal Piccolo Principe di Antoine de Saint-Euxpery nel passaggio dove parla con la volpe delle rose:

“La mia vita e’ monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio percio’. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sara’ illuminata. Conoscero’ un rumore di passi che sara’ diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi fara’ uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiu’ in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me e’ inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo e’ triste! Ma tu hai dei capelli color dell’oro. Allora sara’ meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che e’ dorato, mi fara’ pensare a te. E amero’ il rumore del vento nel grano…” 

In questo passaggio c’è tanto di quel significato che mi è entrato dentro e ogni volta che vedo una rosa non posso non fotografarla, dedicargli un secondo del mio tempo. La vita corre, la gente si basa su rapporti sociali costruiti sul perbenismo e sulla convenienza, mentre la radice di tutto è un’altra: lo stare bene con quella persona, addomesticarla come dice la volpe dedicandogli del tempo, ma del tempo vero.

Ecco ogni volta che vedo una rosa mi ricordo questa cosa e cerco di farla mia, ogni foto mi ricorda di donare il mio tempo in maniera oculata, perché se “addomestichi” qualcuno diventi responsabile di lui-lei e questo non è una cosa che si chiude in poco tempo, ma se fatta bene è quello che ti porti dietro tutta la vita, quelle persone che “per sempre”.

Happy Birthday Dad

Un giorno prima, perché domani sinceramente non avrò molta voglia di far volare le dita sulla tastiera, né tanto meno fermarmi a pensarci troppo, anche se con il vuoto lavorativo ne ho fin troppo di tempo per far girare quei due neuroni che mi sono rimasti.

E’ passato un’altro anno da quando ci hai salutati, sicuramente domani sarai lassù a festeggiare con i nonni e gli zii: solita bottiglia di Ferrari, la torta di mele che non sarà buona come quella che ti faceva la mamma e quella partita a scopone scientifico, che vi serviva per dimenticarvi di tutto il resto. Salutali anche per me, dagli un abbraccio forte.

L’ultima volta che ti ho salutato ero vestito in giacca e cravatta, mezzo brillo che festeggiavo uno dei giorni più belli della mia vita: lei era lì vestita come una regina, mia figlia aveva fatto di una messa una cosa ancora più bella, con la sua spontaneità e con quell’aria sbarazzina con cui guarda la vita e la prende come un grande gioco. 

In quella sera ho preso per la prima volta il coraggio a due mani e ho fatto fare un brindisi per te. La prima volta che facevo qualcosa del genere in pubblico, sembrava così facile, ma quella frase non sembrava finire mai, le parole si dilatavano, io che guardavo il soffitto e ricacciavo dentro le emozioni, che spingevano il cuore a mille, avessi messo il microfono vicino sarebbe uscito un 192 battiti al minuto da discoteca. Però quando ho sentito l’applauso, ho sentito qualcosa dentro, una mano invisibile sulla spalla che mi diceva che anche tu eri lì che festeggiavi con noi. Grazie per esserci stato, grazie per esserci nella nostra maniera particolare e buon compleanno. Divertitevi lassù.

E adesso che sei dovunque sei

Chissà se ti arriva il mio pensiero

Chissà se ne ridi o se ti fa piacere

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Tanti auguri

Ciao Ginevra,

oggi è un giorno speciale, diventi grande!! Son già tre anni che giri per casa, lasciando dietro una scia di sorrisi, frasi e emozioni. Ogni volta, ogni attimo passato con te è come la partenza di un viaggio, perché sulle ali della fantasia visitiamo mondi dove gli elefanti possono mangiare le torte, dove i maiali parlano e saltano nelle pozzanghere di fango e dove c’è un dottor Orso Bruno che cura tutti i mali del mondo. Ma soprattutto è una continua crescita insieme, tu scopri il mondo e io scopro l’essere genitore e quanto diventi ogni giorno sempre più parte integrante di me, la mia cura contro i malanni del mondo, il mio rifugio quando voglio trovare un sorriso, la consacrazione di un sentimento così importante come l’amore, in senso assoluto. Ogni tanto, la sera mi fermo nella tua cameretta, sto lì e ti sento respirare, sto lì e penso a quanto sono fiero di te.

 

Tanti auguri campionessa!!

Il tuo papà

Mi sento solo

Oggi giornata tranquilla in ufficio, arrivo, caffè, due chiacchere con i colleghi e mi metto a spulciare le mail che mi ha mandato il server della posta per vedere se tutto funziona.

Mentre sono nel bel mezzo di questa attività, squilla il telefonino :rolleyes:

Io: “Pronto?”

Cliente: “Ciao sono M da $societàcliente”

Io: “Ehi come va? che posso fare per te?”

Cliente: “ho problemi con la posta, è vuota posta in arrivo”

Io: “mmm aspetta provo a mandarti una mail, perché a livello di server funziona tutto.”

clickety,clickety.. invia… attimi di silenzio dall’altra parte…

Cliente: “evvaiii mi è arrivata una mail!!! Sei tu!!!”

Io: “ma sei sicura che ti ha scritto qualcuno prima? No perché se arrivano le mie arrivano anche le altre”.

Cliente: “Eh boh, ma era brutto vederla vuota”.

Okkei… si sentiva sola..

E’ arrivato…

Tempo fa per motivi che non centravano nulla sono andato a fare una radiografia alla schiena. Tutto tranquillo fino a quando il dottore mi ha guardato con due occhi che sembravano due fessure e lì un brivido freddo è passato dentro me. La domanda seguente ha aperto un baratro: “per caso vai in moto?”. Dentro me, il cuore ha cominciato a battere forte ed è uscito un si smorzato, quasi sforzato. Quello mi guarda e con la facilità con cui si scarta una caramella mi dice “Ecco forse è venuto il momento di appendere il casco al chiodo, vedi questi dischi grigi tra le tue vertebre?” A quel punto mi si era appannata la vista, ma ho detto si. “ecco si stanno assottigliando troppo, forse è il caso che molli se non vuoi andare in contro a qualcosa di più serio di qualche doloretto”.  Io l’ho ringraziato, anche se dentro di me tutto urlava un vaffanculo grosso come una casa e sono uscito. Fuori ad aspettarmi c’era lei, la mia compagna di mille avventure, la due ruote. Non sono riuscito a guardarla, sono salito, l’ho accesa e ho fatto il primo dei chilometri che mi separavano da casa, con dentro qualcosa di molto simile ad uno tsunami. Da lì son passati un po’ di giorni ed oggi è arrivato quel giorno. Sta sera salirò su una scatola a quattroruote, lasciando lì quello che fino ad oggi è stato qualcosa che riusciva a farmi tornare il sorriso anche quando ero incazzato, bastava arrampicarsi sulle colline e sentire la gomma che teneva sull’asfalto caldo e tutto tornava ad una dimensione vivibile, qualunque fosse il problema. E’ arrivato, dicevo, ma cazzo se fa male dentro…. Devo ancora farci i conti…

Disintossicazione cominciata

Chi mi conosce bene sa che è da tempo che sto pensando di cancellare il mio account da Facebook perché lo reputo lo specchio distorto di questa nostra società: la gente con una tastiera in mano, si trova più attributi di quel che nella vita reale ha, facendo di un gioco, perché in realtà di questo si tratta se ci pensate bene, una rottura di palle indescrivibile che sinceramente mi ha stufato. Stuoli di filosofi con la terza elementare, gente che coi link smonta il mondo, politici con la soluzione a tutti i problemi sono tra i casi migliori che si trovano in giro sul social network in blu: sinceramente e schiettamente sono proprio la gente da cui sono sempre scappato.
Ecco perché da qualche giorno evito di postare foto o pensieri se non arrivano da qualche altro mezzo come g+ che trovo molto più a misura di uomo sapiens o da Twitter quando gli affido il pensiero di un momento.
L’app ce l’ho ancora installata ma rimane lì giusto per vedere quando mi tagga qualcuno in qualche post. Quanto durerà? Non ho ancora deciso, ma sinceramente non ne sento la mancanza per ora.

Tornato.

Era da un po’ che non pubblicavo qualcosa sul blog per scarsità di tempo, ma eccomi qui: mi son svegliato dal letargo 😀

Vi lascio questa foto scattata a Villa Borghese

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Il mio 2013

E siamo arrivati agli ultimi giorni di questo 2013: tempo di bilanci, tempo di riflessioni o solo quel secondo per guardarsi indietro e poi gettarsi in quello che sarà il nuovo anno, così sconosciuto e per questo così da esplorare e da vivere fino in fondo. In genere in questi post sui blog trovi le statistiche che hanno fatto questo anno sul blog e qui vi potrei direi che siete passati in 75.000 visitatori unici e che avete visto circa 1 milione di pagine, risultati che mai mi sarei aspettato e che sinceramente mi riempiono di orgoglio anche solo a scriverli, perchè questo progetto è qualcosa che mi porto dentro da tanto e che mi da soddisfazioni che vanno oltre e che ripagano di quel tempo che serve per scrivere articoli o per gestire la piattaforma che vi serve il tutto. Ma a me i numeri non son mai piaciuti, la matematica era una di quelle ore a scuola che se potevo saltavo a pie pari così non vi voglio annoiare e vi lascio quello che invece mi rimane dentro, sentimenti, emozioni che sono scritte dentro di me e vengono via con me.

Il mio 2013 è stato un anno dove ho fatto cose importanti, dove ho visto mia figlia crescere e diventare quella splendida creatura che riempie le mie giornate e le rende un pò speciali anche quando tutto il resto sembra poco speciale, è stato quell’anno dove ho litigato qualche volta con la mia compagna arrivando a vedere il fondo, ma poi laggiù trovare quella scintilla che ci unisce e che si chiama magia e da lì tornare ad innamorarmi di lei ogni giorno di più, è stato quell’anno dove la crisi economica mi ha fatto capire ancora di più che vale di più un ora con la tua famiglia che 1000€ sul conto, che vale di più perdersi dentro ad un tramonto o a un fiore che sboccia che un grazie detto da chi ti da il lavoro perchè quelli sono attimi di immenso, le altre sono solo parole. E’ stato l’anno dove ho provato a fare il genitore e ho capito quanta fatica si fa a farlo bene, che nessuno ti da il libretto di istruzioni e che devi imparare da solo, magari sbagliando ma lo devi fare.

Ecco questo è il riassunto che va oltre a tutti i numeri possibili che puoi trovare in una statistica e dietro ci sono i ringraziamenti a tutti quelli che hanno reso possibile anche solo con la loro presenza e il solo farti stare bene questo mio anno che son sicuro che verranno con me anche nel prossimo e insieme saremo pronti a cercare nuovi traguardi da raggiungere e superare. Uno specialissimo grazie va a Laura e a Ginevra perchè senza di loro tutto questo, ma proprio tutto, non avrebbe senso. Vi amo infinitamente. Buon 2014 Baretto!!

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