Le problematiche psicologiche dell’adozione (seconda parte)

Come il bambino,anche i genitori,arrivano spesso all’adozione con dei problemi psicologici non risolti;la decisione di adottare non significa automaticamente che i problemi sono risolti.In molti rimane la convinzione,anche inconscia,che l’essere genitori adottivi non è la stessa cosa dell’essere genitori naturali. Di solito ci si pone unsacco di domande sul figlio che si sta per adottare: come sarà,chi è,cosa avrà ereditato dai genitori.

In genere si preferisce avere un bambino molto piccolo in modo chenon abbia un passato da ricordare e non ci sia nulla che lo leghi ad un’altra famiglia. Purtroppo però non ricordare significa perdere il contatto con una parte di se stessi e rende difficile la costruzione di un’identità.

C’è spesso la paura che non si affezioni e si vede con terrore il momento in cui (specialmente durante l’adolescenza)chiederà di conoscere le proprie radici;ma sono solo insicurezze dei genitori che invece devono aiutare il bambino costruirsi un’identità.

La difficoltà del primo incontro,consiste soprattutto nel fatto che i genitori e bambino sono estranei,entrambe le parti si sono create delle aspettative e hanno dei timori..

Solo la graduale conoscenza può far superare questo momento.

All’nizio il bambino ha una paura intensa di essere abbandonato di nuovo e le dimostrazioni di affetto e le parole rassicuranti non lo tranquillizzano e continua a chiedere costantemente dimostrazioni e garanzie che non sarà di nuovo abbandonato. Nei casi più difficili,può mettere alla prova i nuovi genitori comportandosi male e da ribelle,proprio per vedere se sarà abbandonato di nuovo.

Una cosa importante è che entrambi i coniugi siano d’accordo perl’adozione;se il marito accetta solo per la moglie,può successivamente percepire il bambino come rivale nella ricerca di affetto e la donna diminuire le attenzioni verso il bambino o al contrario intensificarle eccessivamente.

Le problematiche psicologiche dell’adozione

Quando parliamo di un bambino da adottrare,viene normale pensare ad un bambino che sta soffrendo di una enorme mancanza di affetto e di sostegno che l’istituto in cui vive non può dargli.

Presumiamo che ha già vissuto delle esperienze negative che lo hanno portato ad essere dichiarato adottabile ; ci sono svariato motivi che stanno alla base di questi provvedimenti. Si può trattare di abbandono, di una decisione del giudice per violenze subite o per inadeguato e quindi ogni caso va trattato singolarmente.

Come abbiamo più volte sostenuto,prima si pone rimedio a questo stato di cose,più è facile per il bambino recuperare.

Nel momento in cui il bambino è amato da una nuova famiglia,si pone, anche inconsciamente , la domanda di chi è la colpa che è stato abbandonato; per lui è più difficile colpevolizzare il genitore perchè a suo modo di vedere l’adulto fa le scelte giuste, e anche perchè il crederlo gli lascia la speranza che tornerà a riprenderlo all’istituto.

La condizione di istituzionalizzato non contribuisce allo sviluppo emotivo e cognitivo del bambino,ne contrasta l’autostima e non sviluppa la tra realtà esterna ed interna.

Tutto questo fa si che il bambino non sa bene come comportarsi e come reagire alle situazioni,la sua aspettativa è solo quella di essere punito e se preso in una nuova famiglia,si aspetta di essere di nuovo abbandonato. Impara pertanto a nascondere i sentimenti e ad avere con l’adulto un rapporto solo formale.Desidera con tutto se stesso di essere amato,ma non lo chiede nè lo fa vedere. Questa situazione si complica ulteriormente se i bambini vengono da paesi lontani,la lingua e la cultura complicano la comunicazione. Il lungo viaggio dal loro paese,può confermare loro che non esiste più alcuna speranza che i genitori li vengano a riprendere. La prossima volta parleremo dei genitori adottivi,dei problemi dell’incontro e come riuscire ad aiutare il bambino a costruirsi un’identità

 

 

 

Come sviluppare l’autostima dei nostri figli (ultima parte)

Siamo arrivati alla fatidica adolescenza che all’incirca va dai 13 ai 19 anni fase anche detta della separazione.

Considero questo capitolo come l’ultimo perchè è di tutta evidenza che d’ora in poi i nostri figli cammineranno da soli e se abbiamo fatto un buon lavoro,pur inciampando nelle difficoltà della vita,lo faranno con la propria personalità

In questa fase,improvvisamente un ragazzo che è sempre stato responsabile ,sembrerà non esserlo più;il punto di riferimento diventano i coetanei,un ragazzo educato apparirà ribelle e irrispettoso,i valori familiari vengono messi in discussione  e risperimenta gli stadi di sviluppo precedenti.

Il loro sviluppo è influenzato dall’aspetto fisico e si paragonano fra di loro di continuo. è importante che i genitori insegnino ai figli come trovare qualcosa di positivo nei propri difetti.

Il Dott. Mastromarino fa un elenco di messaggi che i genitori dovrebbero mandare ai loro figli.

Anzitutto occorre convincerli che saranno più felici se affronteranno ogni problema con fiducia e non con sfiducia,se si fideranno di sè stessi e delle loro intuizioni e impareranno ad analizzare i loro sentimenti.

Spesso i ragazzi creano delle situazioni in cui si lamentano con i genitori per la loro mancanza di fiducia,comportandosi però in un modo che fa proprio dubitare di loro;è questo il momento in cui i genitori devono dimostrare di mantenere il controllo seppure con la giusta elasticità.

Hanno bisogno in questa fase di fare gite,sperimentare i propri limiti e scoprire di poter superare delle difficoltà anche senza i genitori. Sentono il bisogno di separarsi,ognuno con i propri tempi.

Cominciano a rapportarsi con il sesso e hanno bisogno che i genitori esprimano chiaramente ciò che è positivo o negativo riguardo al sesso,in modo da viverlo senza tabù tranquillamente e serenamente.

A quest’età stanno sviluppando il loro pensiero e hanno grandi ideali per i quali sono disposti a lottare.

Una regola utile è quella di mostrarsi sempre pronti all’ascolto ma di non intervenire nelle sulle loro scelte senza prima essere consultati

Come far crescere l’autostima dei nostri figli(sesta parte)

Siamo arrivati alla fascia d’età che va tra i 6 e i 12 anni. Anzitutto vorrei premettere che tutte le indicazioni che vi ho dato finora, sono puramente indicative e le potete usare da guida o da riferimento,ma non esistono genitori perfetti.

Purtroppo qualcosa sbagliamo sempre,e perchè su determinate cose abbiamo noi stessi dei problemi,e perchè magari siamo stanchi,stressati,abbiamo delle preoccupazioni e non è che possiamo stare sempre sull’attenti a seguire delle regole. Detto questo,possiamo impegnarci al massimo riconoscendo i nostri limiti e dando amore.

Tornando alla fase in questione.questo è il periodo in cui noi genitori,ci troviamo davanti ad un bivio;dobbiamo scegliere se adottare,  nell’educazione del bambino, uno stile cooperativo o quello competitivo. Deve imparare a distinguere tra fantasia e realtà,tra parole e fatti ,tra pensieri e sentimenti. Si può scherzare con loro, ma i doppi sensi e il sarcasmo, non le comprende fino all’adolescenza.Importante è che i genitori spieghino le ragioni delle regole che danno,le possano discutere e in caso negoziare,perchè in caso contrario avranno difficoltà con le regole. Inoltre si afferma l’identità sessuale e questo possiamo osservarlo quando si formani i gruppi,femmine con femmine e maschi con maschi;ognuno fa i giochi tipici del gruppo.La competizione è una caratteristica tpica di questa età il difficile è fare in modo  che l’autostima del bambino non dipenda dal fatto che vinca o perda.

Come far crescere l’autostima nei propri figli (5 parte)

Oggi affrontiamo il quarto stadio detto “della socializzazione,dell’identità e dell’immaginazione” che va dai 3 ai 6 anni.

In questo stadio il bambino si rende conto di essere autonomo,e che il suo mondo è costituito di legami forti che rimangono costanti anche se si assentano per brevi periodi.Inoltre è consapevole dell’esistenza di regole e le accetta. Ovviamente tutto questo avviene se le fasi precedenti si sono svolte normalmente e senz intoppi. Intorno ai 4 anni il maschio si deve identificare con il padre per costruire la sua identità sessuale.

è importante quindi l’accettazione della madre dello spostamento di attenzione verso il padre e la disponibilità di quest ultimo nell’accettare questo compito.La femmina continua ad identificarsi nella mamma,ma è spinta verso il padre. In più c’è  l’esperienza dell’asilo in cui si sviluppa il rapporto con i coetanei e iniziano ad esprimere i sentimenti in modo adeguato. Questa è la fase del “perchè”, fase in cui i bambini sono estremamente curiosi e introiettano i messaggi dei genitori in modo rigido,tanto che ad esempio possono rdire ad un adulto:”mamma non si dice questa parolaccia”,quindi bisogna essere coerenti con quello che cheinsegniamo.Se il bambino ha un amico immaginario non vi preoccupate,è un suo modo di sperimentare pensieri e comportamenti.Inizia anche la gelosia verso il genitore di sesso opposto e hanno curiosità sul sesso e sulla morte.

Non abbiate paura di rispondere alle loro domande perchè se percepiscono la “non spiegazione” ,il risultato sarà che avranno paura di quella cosa che non conoscono e spesso avranno incubi. Devono sentire i genitori sicuri e rassicuranti altrimenti non si sentono sufficientemente protetti. I genitori devono inoltre essere chiari su ciò che è possibile e ciò che non lo è.Nel caso questa fase non venga superata con successo,il bambino può ad esempio confondere fra loro i sentimenti,ritenere addirittura di essere responsabile dei problemi degli adulti (cosa che avviene per esempio per gli alcolisti),difficoltà nel raggiungimento di un’identità sessuale solida.

Come far crescere l’autostima nei nostri figli (4 parte)

Eccoci arrivati al terzo stadio; quello della prima separazione che va dai 18 mesi ai 3 anni. In questa fase il bambino fa ormai notevoli progressi sia dal punto di vista del linguaggio,sia delle abilità manuali,acquistano il senso del tempo e di cosa è loro e cosa non lo è. Aquistano inoltre il controllo degli sfinteri e cominciano ad opporsi in modo fermo ai genitori;in particolare alla mamma. Non a caso questo periodo è detto anche fase del “no” visto che è una delle parole più ripetute. Ovviamente la prima reazione di un genitore di norma è la rabbia,ma dobbiamo cercare di trattenere questa rabbia e pensare che comunque abbiamo a che fare con un bambino di due anni che solo adesso comincia a capire che le azioni hanno delle conseguenze e solo adesso comincia a distinguere le emozioni. Dobbiamo essere tanto forti da consentirgli di sperimentare tutte queste cose e semmai indirizzarle verso comportamenti e soluzioni utili. Scopre anche che non  tutto riesce ad ottenere e quindi scopre la frustrazione ed ha bisogno di tornare alla base sicura che è la madre.

Non è tutto;questa è anche la fase in cui si forma l’identità sessualee qui si apre un ventaglio di discussioni su cosa è sano e cosa non lo è,ma non è in questo articolo che possiamo trattare un argomento tanto vasto.

I comportamenti ideali,come sottolinea il Dott. Mastromarino sono:

-Incoraggiare il bambino al pensiero logico e sequenziale (quindi a ragionare su quello che fa e sulle conseguenze)

-Dare regole

-Inviare i permessi per pensare

 

Anzitutto le regole per essere efficaci devono essere chiare,precise e non in contraddizione con quanto facciamo noi, che dobbiamo fungere da esempio inoltre sebbene dobbiamo essere fermi,dobbiamo al tempo stesso fornire  queste regole in modo amorevole. Per ciò che riguarda i permessi di pensare,con questo intendiamo il permesso a staccarsi da noi,a rendersi autonomi a sperimentare il mondo;un pò quello che dobbiamo fare in adolescenza,se prima abbiamo fatto un buon lavoro,il bambino prima e l’adolescente poi , sperimenterà il mondo conservando i valori che gli abbiamo insegnato. Non sono regole improvvise date in adolescenza che ci mettono al riparo da brutte esperienze,ma tutto il lavoro di genitore che abbiamo fatto prima. Un errore da non commettere è  dire al bambino una serie di cose da non fare;ad esempio: non piangere,non correre,non essere stupido. Ciò li spinge soltanto ad una reazione opposta e quindi fare tutto questo; possiamo dire le stesse cose con :so che è difficile ma puoi superarlo,cammina,pensa.

Come far crescere l’autostima dei nostri figli (3 parte)

Eccoci di nuovo a parlare dello sviluppo dell’autostima  dei nostri figli;questa volta ci occupiamo della fascia d’età che va dai 6 ai 18/24 mesi detta anche “Stadio dell’esplorazione”. Finora il bambino aveva bisogno solo di essere accudito,ora vuole esplorare il mondo che ha intorno e lo fa cominciando a scoprire il suo corpo:le mani i piedi,la bocca i suoni…La madre è il punto di riferimento al quale tornare dopo l’esplorazione.Dai 18 mesi si verifica un attaccamento più forte anche al padre e a poche altre persone ed è bene che in questa fase non siano troppe le persone ad occuparsi del bambino;ciò creerebbe solo confusione e un attaccamento poco profondoTra i 12 e i 18 mesi il bambino fa due conquiste fondamentali:camminare in modo eretto e il linguaggio,è il classico periodo in cui le mamme e i papà si sentono stanchi morti,perchè è impegnativo seguire il bambino nelle sue esplorazioni ed evitare che si faccia male ma al tempo stesso per non limitarlo nelle sue esplorazioni.I genitori quindi per far questo devono ricavarsi degli spazi propri di riposo e di tempo libero per affrontare l’impegno con energia e con l’entusiasmo necessario per rinforzare nel bambino la spontaneità e la creatività.Anche in questa fase sono necessari rinforzi positivi che non devono essere assoggettati all’intelligenza del bambino o alla sua prontezza. Uno dei compiti dei genitori è per esempio offrirgli un oggetto da esplorare in alternativa a uno pericoloso,lasciarlo esplorare in un ambiente sicuro,permettere lo sviluppo dell’indipendenza nel mangiare(mettendogli un cucchiaino in mano,due se ambidestro) e nel vestirsi,permettergli di organizzare il suo tempo,fargli risolvere i primi problemi senza subito offrirgli la soluzione,sperimentare una vasta gamma di sentimenti: eccitazione,rabbia,frustrazione,paura,contentezza;dare inoltre un nome agli oggetti,giocare con loro.Troppa protezione interferisce con la crescita e insegna al bambino che ci sono atri che possono fare le cose al posto suo. Bambini che hanno avuto difficoltà in questa fase,da grandi saranno con tutta probabilità persone che non sanno cosa vogliono,che hanno paura delle cose nuove,che le cose che dicono gli altri vanno fatte e che hanno paura dell’abbandono.

Per i genitori è importante fare un riposino quando riposa il bambino,usare vestitini che non vanno stirati perchè in questo periodo si sprcano tanto,approfittare di aiuti della famiglia e concedersi dei momenti con il partner.

Come far crescere l’autostima dei nostri figli (parte 2)

Come avevo preannunciato in un precedente articolo,lo sviluppo dell’essere umano si divide convenzionalmente in varie fasi e si prendono a riferimento particolari progressi raggiunti. Durante queste fasi quindi anche il comportamento dei genitori deve adeguarsi alle esigenze e ai bisogni del bambino allo scopo,naturalmente,di favorirne un sano sviluppo.

Il primo stadio detto dell'”esistere” va dalla nascita ai 6 mesi ed è di tutta evidenza che i bisogni primari del bambino sono cibo,calore,attenzione e cure. Ogni volta che accarezziamo il neonato,contribuiamo a costruire l’identità corporea e favorire così la distinzione da sè dall’altro.P. Scilligo,professore della mia specializzazione e laureato alla Stanford University, sosteneva che non esistono studi scientifici che dimostrino che si “vizia” il bambino nei primi mesi di vita se rispondiamo al suo pianto;semmai sbagliamo solo se ci sostituiamo a lui facendogli cose non richieste e intralciando quelle azioni di esplorazione che invece lo aiutano a scoprire il mondo. Se vogliamo fare un esempio banale è come quando andiamo all’estero per imparare una lingua  e c’è qualcuno che anzichè mandarci nei negozi a comprare le cose,va lui al posto nostro per evitarci la difficoltà della lingua. Per quanto possa sembrare un aiuto,sarà molto difficile che possiamo imparare la lingua.Dei messaggi importanti in questa fase sono quindi quelli che fanno capire al bambino che merita di esistere,che è amato per così com è, e che i suoi bisogni saranno soddisfatti. I problemi nascono quindi se un genitore o si sostituisce al bambino o se ne disinteressa. Nel primo caso il bambino non impara a chiedere se ha bisogno, nel secondo caso crescerà con la convinzione che le persone sono inaffidabili e che i suoi bisogni non contano. Quando poi c’è una disfunzione nella famiglia (casi in cui muore uno dei genitori) o addirittura in casi di abuso,il bambino può credere che c’è qualcosa che non va in lui per poi sentirsi in colpa e vergognarsi.;è sempre preferibile dal suo punto di vista pensare che la colpa è sua piuttosto che credere che quelli che sono responsabili della tua esistenza sono cattivi.L’arrivo di un bambino fa risperimentare l’autostima anche ai genitori che si trovano a dover riorganizzare la loro vita,i loro compiti,l’immagine di sè e della coppia. Fondamentale è aiutarsi reciprocamente non soltanto nello svolgimento dei compiti ma anche e soprattutto psicologicamente e non dimenticare che si può chiedere aiuto alle risorse che si posseggono.Nel prossimo articolo affronteremo lo “Stadio dell’esplorazione” che va dai 6 ai 18/24 mesi.

Come far crescere l’autostima nei propri figli

Anzitutto occorre chiarire cosa è l’autostima: un insieme di atteggiamenti che implicano l’accettazione delle proprie competenze e dei limiti e un certo grado di flessibilità nel sopportare le critiche. Come scrive il Dott.Mastromarino sul suo libro: “Prendersi cura di sè per prendersi cura dei propri figli”,non bisogna confonderel’autostima conl’egocentrismo o con sentimenti di superiorità che, invece, riflettono unaconsiderazione negativa di sè.

La famiglia è ovviamente il primo spazio in cui il bambino impara a relazionarsi con gli altri ed è proprioin questo spazio che si forma l’autostima.

Infatti qui il bambino si convince di essere degno d’amore e competente. La qualità dell’autostima dipende da tre fattori:

  1. Il destino (sul quale niente possiamo)
  2. Le esperienze che viviamo
  3. Le decisioni che prendiamo sucome rispondere al destino e alle esperienze.

L’elemento su cui i genitori possono agire è fornire al bambino delle esperienze che riflettino l’autostima.Un messaggio fondamentale da dare è che il bambino è importante  e amato già in quanto esiste. Successivamente si possono rinforzare, con delle lodi, tutti i comportamenti in cui il bambino dimostra di aver imparato qualcosa,di aver fatto un altro passo verso l’apprendimento e lo sviluppo. Anche quando sbaglia,non bisogna mai criticarlo in un modo che non sia costruttivo,rinforzando invece in lui il convincimento che non può farcela. Ad esempio occorre evitare frasi del tipo: “non riuscirai mai”.

Un esempio di un buon messaggio può essere:

  1. Non fare questo….
  2. Perchè se lo fai succede che….
  3. Se vuoi farlo, puoi farlo così…

In sostanza anche nel dare regole,bisogna essere chiari,dicendo cosa non si può fare,spegare perchè e fornire delle alternative.

Deleteri sono quel tipo di messaggi ambigui del tipo: “Bello il disegno che hai fatto,cnsiderando che l’hai fatto tu”, questo implica un disconoscimento e una denigrazione mascherati da un complimento. Oppure frasi come:” Se non fosse per te avrei fatto carriera!” che manda un messaggio di critica addirittura sull’esistenza stessa del bambino;in pratica sarebbe stato meglio che non fosse esistito.

Riassumendo i genitori devono porre molta attenzione alle parole che usano perchè esse potrebbero causare seri danni alla personalità del loro bambino.Nei prossimi articoli vedremo i messaggi da dareei comportamenti da rinforzarein base alle varie fasce d’età a partire dall’infanzia per arrivare all’adolescenza.

Malattie psicosomatiche

Abbiamo spesso menzionato le malattie psicosomatiche ; ma cosa sono e qual è il meccanismo responsabile?

Ebbene ogni volta che noi proviamo un’emozione,si verificano delle reazioni viscerali che noi non possiamo vedere ma che esistono e dipendono a loro volta dall’attivazione di centri specifici del cervello.

Sarà capitato a molti di voi di vedere qualche trasmissione in cui si sperimentava la “macchina della verità”.Lasciando da parte la discussione sull’uso che se ne faceva e anche la validità delle misurazioni,trattiamo in maniera veloce,cosa misura la cosiddetta “macchina della verità”; scientificamente detta:Poligrafo.

Il poligrafo misura proprio una serie di rezioni vegetative che sono:

  • Il ritmo cardiaco
  • la pressione sanguigna
  • la mobilità gastrica
  • la vasocostrizione o vasodilatazione
  • la resistenza elettrica della pelle che è collegata alla presenza del sudore specialmente sulle mani.

Si capisce già da questo, su quanti organi influisce un’emozione intensa. Ma non è tutto; a variare sono anche i livelli ormonali nel sangue. Immaginate, ora,  anni di stress con tutti i relativi cambiamenti all’interno del nostro corpo: UN DISASTRO!

Se vogliamo essere precisi però dobbiamo dire che ormai è scientificamente provato che non è tanto lo stress in sè che porta le malattie psicosomatiche,quanto il modo di affrontare tale stress. In questo processo ha un’importanza fondamentale il sistema limbico;area del cervello che comanda le emozioni. Se a tutto questo aggiungiamo poi l’educazione che abbimo avuto,le convinzioni che si sono formate durante una vita di esperienze e molte altre componenti ancora,allora possiamo immaginare quanto sia difficile controllare certe emozioni e quanto sia logica quella sensazione di impotenza che abbiamo quando un medico ci dice che dobbiamo evitare lo stress.

Non basta essere consapevoli che gli tress,i dispiaceri,le sofferenze,le liti…. fanno male! Dobbiamo intraprendere un lungo lavoro su noi stessi per imparare ad affrontare e a vivere queste situazioni in modo diverso. Evitare lo stress è impossibile in quanto purtroppo ormai fa parte della nostra vita,ma possiamo imparare a viverlo differentemente