La varicella

La varicella è una delle malattie esantematiche più comuni nei bambini. E’ molto contagiosa ed è causata dal Virus della Varicella Zoster, un virus della famiglia degli Herpesviridae. Ha un’incubazione di 2 settimane in media, dopo le quali la malattia si manifesta in genere con qualche linea di febbre (di solito ben sotto i 39 °C, tranne rari casi) e la comparsa in pochissime ore di vescicole piene d’acqua, che col passare dei giorni diventano prima torbide e poi formano la caratteristica crosticina che si staccherà da sola entro pochi giorni. Le vescicole tuttavia non compaiono tutte insieme, ma ad ondate successive, percui il bambino affetto lo si vedrà con vescicole a vari stadi nello stesso momento, ovvero alcune limpide, altre torbide, altre già con la crosta. La malattia in sè ha un decorso assolutamente benigno e passa in 7-10 giorni massimo, il problema principale è solo uno: IL PRURITO. Da poco l’ha presa mia figlia e posso assicurare che a primo impatto vedere dei piccoli esserini con tutte quelle bolle, che si grattano come se non ci fosse un domani, non è cosa bella. Da aggiungere che se le croste vengono tolte, a fine malattia rimarranno delle cicatrici più o meno profonde che, più il bambino è “grande” più tenderanno a rimanere per anni, se non per tutta la vita. Percui fondamentale è cercare di evitare più possibile che si grattino. I pediatri forniscono antistaminici e, se le vescicole sono tante, l’antivirale Aciclovir per rallentare il decorso del virus e quindi della malattia, ma posso assicurare che non basta, soprattutto con bambini piccoli che spesso per vizio si tolgono le croste “per hobby”. Un metodo che aiuta un po’ di più è l’utilizzo del talco mentolato liquido in aggiunta ai rimedi sopra citati: si può mettere più volte al giorno e rinfresca un po’, soprattutto considerando il fatto che la varicella come tutte le esantematiche viene principalmente in primavera/estate 🙁 A differenza di quello che si dice in giro, la doccia si può fare, purchè l’acqua non sia eccessivamente calda e purchè non si utilizzino saponi aggressivi, anzi sarebbe meglio farla proprio senza niente, giusto per togliere un po’ il sudore che peggiorerebbe il prurito! Infine, se i bimbi mostrano poco appetito durante questa malattia, non vi preoccupate, è perfettamente normale! Passato qualche giorno torneranno a mangiare come prima 🙂

Benvenuto fratellino… Benvenuta sorellina…

…é il titolo di un libro uscito ormai da più di un anno… L’argomento potete immaginarlo facilmente: come preparare il fratello/la sorella maggiore ad un nuovo arrivo? Innanzitutto MAI dimenticare che anche se quasi “maggiore”, é pur sempre un bambino. Lo so, detto così sembra facile, sembra di aver fatto la scoperta dell’acqua calda, ma se la teoria é chiara la pratica spesso non lo é affatto. Improvvisamente soprattutto ai nonni e agli zii verrà spontaneo dire al bambino: “Tu sei grande! Devi capire che…” riferendosi a qualcosa fatta dal fratello maggiore al neonato… Quando magari fino al giorno prima della sua nascita, al minimo pianto e capriccio veniva continuamente giustificato e difeso come se fosse piccolo piccolo… Quindi la prima cosa da fare é sicuramente usare i 9 mesi di gravidanza per abituare gradualmente il fratello maggiore alle novità che ci saranno… “responsabilizzarlo” prima, non fare cambiamenti importanti a ridosso del parto (come cambiargli il letto, togliergli il pannolino, ecc) perché gli farebbero soltanto pensare che é tutta colpa del nuovo arrivato, aumentando la gelosia che inevitabilmente almeno un po’ ci sarà… Rendere tutto il più graduale possibile e spiegargli cosa accadrà, magari anche con l’aiuto di libri sull’argomento. Un’idea molto carina é anche quella di preparare un regalo da mettere nella valigia per l’ospedale che verrà dato al fratello maggiore dopo la nascita del piccolo “da parte sua”: Non dimentichiamoci che andrà festeggiato anche il suo nuovo ruolo di fratello/sorella maggiore!! Un bel traguardo! Ovviamente dopo la nascita andrà coinvolto più possibile in tutto: Durante le poppate le mamme potranno abbracciare dall’altra parte il maggiore e raccontargli una favola o guardare un cartone in tv insieme a lui/lei… Poi potranno coinvolgerlo nel bagnetto, nel cambio del pannolino, ecc… I bambini adorano aiutare gli adulti, sentirsi utili! Non dimenticate comunque che un po’ di gelosia, più o meno manifesta, é assolutamente fisiologica: In fondo anche voi genitori dovete abituarvi al nuovo equilibrio familiare, figuriamoci un bambino di pochi anni, soprattutto se fino a pochi giorni prima era figlio unico e quindi abituato a non dividervi con nessuno! Sicuramente farà qualche dispetto al neonato, ma sarà fondamentale cercare di non usare troppo sgridate o punizioni perché potrebbe aumentare i dispetti come ripicca verso di voi per attirare l’attenzione… Meglio fargli capire per esempio che così facendo potrebbe fare male al piccolo esserino che gli vuole tanto bene: Si sentirà onorato/a di proteggerlo 😉 Per ogni momento di crisi ricordate sempre: Sono fasi, tutto passa… É l’unica frase che mi ha sempre incoraggiata durante la mia esperienza di mamma 🙂

Papà in sala parto

In rete si trovano tanti articoli sull’argomento, ma la caratteristica comune che ho riscontrato un po’ in tutti é la forte generalizzazione: 1) in quasi tutti si forniscono una serie di “regole” in cui si dice al futuro papà cosa fare e cosa non fare, il che non aiuta certo a facilitare una decisione così importante perché si parte mettendo già dei paletti e togliendo spontaneità 2) in quasi tutti si fa presente che ormai quasi tutti i papà assistono al parto, facendo quindi indirettamente sentire in difetto quelli che non sono riusciti a trovare questo coraggio. Si perché ci vuole coraggio prima di tutto. Non basta la buona volontà e non basta voler vedere nascere il proprio figlio. Ci vuole coraggio ad assistere impotenti al travaglio di tua moglie… L’ostetrica al corso pre-parto ci ripeteva sempre una famosa frase: “Se essere madre fosse una cosa facile, non inizierebbe con una cosa chiamata Travaglio”. Ora che ci sono passata posso dire che aveva ragione: é veramente dura passare interminabili ore con quei dolori lancinanti che, no, non si dimenticano a differenza di quanto la gente dice… Lo rifaresti, che è ben diverso… E non è facile per tuo marito guardarti mentre ti contorci dal dolore e/o urli per ore… Perché in quel momento lui sa benissimo che non può fare proprio nulla… Molti vanno erroneamente a supplicare i ginecologi di fare un cesareo e non si rendono conto che se non ci fosse quel dolore non potresti mettere al mondo tuo figlio… Non tutti riescono a trovare la freddezza di assistere a quelle scene, trovando la forza di agire facendo un massaggio o incoraggiandoti a fare la giusta respirazione, a dirti “ce la farai”… In più non tutte le donne in quel momento reagiscono allo stesso modo: alcune non riescono proprio a controllarsi, altre riescono a sopportare e gestire meglio la situazione. Prima del parto ho sentito dire a molte mie amiche: “Eh no eh, mio marito in sala parto ci dovrà essere e basta, é giusto che veda cosa si prova a mettere al mondo un figlio e che non mi lasci da sola…”… Cos’è uno spettacolo al cinema?! Così come le donne sono libere di scegliere se fare o meno l’epidurale, l’uomo dovrebbe poter essere libero di scegliere se assistere o meno senza imposizioni! Anche perché se non entra in sala parto convinto non può essere di aiuto neanche psicologicamente e la donna finisce per diversi preoccupare anche per lui in un momento in cui è già difficile pensare a come far star meglio se stesse… Quindi, cari papà, sentitevi liberi di entrare solo se davvero ve la sentite. Se non ve la sentite ci sarà sicuramente qualcuno che avrà piacere di incoraggiare vostra moglie e magari sarà più di aiuto perché entrerà con tutt’altra convinzione. Sicuramente non sarete meno padri di chi ha avuto il coraggio di vedere tutta quella sofferenza sul volto della donna amata 😉

Capricci, come gestirli

Per i genitori è prassi quasi abituale scontrarsi con i piccoli grandi capricci dei propri figli. Pianti, urla, pugnetti che svolazzano nell’aria sono scene che incontriamo spesso nella vita quotidiana.

Come possiamo affrontarli in maniera costruttiva? Non sempre è facile perchè dopo qualche ora di pianto e strilli la pazienza sparisce, ma sono un segnale che qualcosa non va a livello educativo oppure sintomo di un disagio del bambino, percui vanno gestiti con una certa cognizione di causa. 🙂 Qui sotto qualche consiglio che reputo interessante e che ho trovato leggendo scritti di psicologi infantili 🙂

1 – Vietato urlare, la voce deve essere ferma e sicura

E’ importante dare al bambino una guida ferma e sicura, la nostra voce quindi deve rispecchiare questo comportamento. Tanto il gioco a chi urla di più non porta a niente.

2 – Premia il comportamento corretto

Fai capire qual’è il comportamento corretto premiandolo quando lo fa, invece che castigarlo per quello negativo.

3 – Trattalo come una persona adulta

Ricordati sempre che il bambino è una persona, quindi ha il suo carattere e le complessità che lo caratterizzano sono simili a quelle di un adulto, quindi trattalo come tale, non importa che età abbia.

4 – Impara a distinguere tra capricci e bisogni

Piccole sfumature nel suono della voce del bambino possono indicare esigenze diverse. Talvolta si tratta di legittime richieste, come quella del cibo, il latte materno, o del bisogno di attenzione, talaltra invece possono essere richieste meno importanti.

5 – I capricci non vanno mai assecondati

I capricci non vanno assecondati perché tale atteggiamento può condurre a un circolo vizioso. Spesso un “non intervento” in caso di capricci ingiustificati può rappresentare una valida risposta e, nello stesso tempo, una scelta educativa.

6 – La risposta ai capricci deve essere coerente con il metodo educativo

Scegliere tra ignorare o non ignorare i capricci, rispondere, cercare di spiegare o sgridare, dipende dal modo in cui il genitore educa il proprio figlio. Prima ancora di capire qual è la risposta giusta al capriccio, quindi, per coerenza, è bene che ogni genitore abbia ben chiaro il modo in cui intende affrontare il percorso educativo con il proprio figlio.

Se fai questo, ti do quest’altro

Quante volte diciamo o abbiamo detto ai nostri figli questa frase? “Se metti a posto i giochi, ti faccio vedere i cartoni” può essere un esempio, ma nella vita di tutti i giorni siamo portati a provare con i nostri figli l’arte del “ricatto”. Questo è sbagliatissimo, perchè se loro fanno la cosa che gli chiediamo, la dovrebbero fare perchè sono contenti di aiutarci e capiscono che per loro è un bene fare quello, non perchè possono ottenere un premio che altrimenti non avrebbero.

E’ molto meglio dire “Sei stato veramente bravo a sistemare tutto”. Facendoci vedere veramente grati verso di loro, motiviamo i nostri bambini a continuare a fare quello che gli chiediamo. Cosa che invece non succede se usiamo il “ricatto”. Una cosa buona è anche ricordare a nostro figlio/a qualche settimana dopo che ci hanno aiutato e che gli siamo grati, in maniera da motivarli ancora di più visto a farlo, visto che i loro genitori sono orgogliosi di quello che stanno facendo.

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