L’aborto: cos’è, perchè avviene e con che frequenza

Inizio l’articolo facendo una premessa: qui si parlerà SOLO ED ESCLUSIVAMENTE dell’aborto NON volontario, ovvero dell’aborto spontaneo. Innanzitutto, che cos’è l’aborto? L’aborto è per definizione l’interruzione di una gravidanza entro il 180° giorno di gestazione (sei mesi circa). Tuttavia la maggior parte degli aborti avviene entro la fine del primo trimestre, ovvero entro la tredicesima settimana, e soprattutto entro le prime otto. Perchè? Perchè è proprio durante le prime 13 settimane di gravidanza che l’embrione abbozza tutti i suoi organi, mentre durante la restante parte quello che avviene è il loro progressivo ingrandimento e funzionamento. L’aborto, a differenza di quanto si sente dire in giro per strada, ha infatti generalmente una causa: l’embrione ha un’anomalia genetica e/o anatomica, motivo percui non è compatibile con la vita: per questo la natura provoca un aborto, per evitare di partorire un bambino che non potrebbe sopravvivere. Molti di voi in questo momento si staranno chiedendo: ma se io non ho malattie genetiche, e nessuno nella mia famiglia le ha, come è possibile? Voi dovete pensare che, nel corso della propria vita riproduttiva, una donna produce centinaia di cellule uovo, così come un uomo produce miliardi su miliardi di spermatozoi. Se si considerano questi numeri è facile pensare a come nel lungo processo di produzione qualcosa possa andare storto ed il DNA che essi contengono possa accumulare le cosiddette mutazioni. L’aborto è infatti tanto più frequente tanto maggiore è l’età sia della madre che del padre. Sì, anche il padre influisce con la sua età, perchè dopo i quarant’anni è più facile che la quantità degli spermatozoi “buoni” diminuisca. L’aborto spontaneo può essere suddiviso in completo (se l’embrione viene espulso all’esterno completamente senza l’intervento del medico, e questo di solito avviene per le gravidanze appena iniziate), incompleto (se viene espulso all’esterno solo parte dell’embrione) o ritenuto (se l’embrione muore senza che vi sia la sua espulsione all’esterno e si deve quindi ricorrere ad un raschiamento della cavità uterina). Quanto è frequente l’aborto in una donna in condizioni ottimali di salute? Si stima che nel corso della vita riproduttiva di una donna una gravidanza su quattro termini in aborto, altrimenti detto ogni gravidanza ha il 25% di possibilità di interrompersi entro le 13 settimane. Ci sono tuttavia delle condizioni che possono far aumentare tale percentuale:

-alterazioni ormonali (di solito progesterone basso)

-sindrome dell’ovaio policistico (da non confondere col semplice ovaio micropolicistico, che anche la sottoscritta ha, e che è un quadro SOLO ecografico molto comune in cui l’ovaio mostra tanti follicoli, ma che non influenza la capacità di avere figli nè la percentuale di aborti, semplicemente può ritardare di qualche giorno l’ovulazione, ma il quadro ormonale è nella norma)

-alterazioni strutturali dell’utero (utero bicorne, utero bisetto, fibromi o polipi molto grandi)

-infezioni

Ma allora perchè si sente dire in giro che l’aborto è avvenuto perchè si guidava la macchina, perchè si sono avuti rapporti, perchè si è continuato a lavorare, ecc? Sostanzialmente per “ignoranza”, ovvero per mancata conoscenza dei meccanismi che ci sono alla base e per “credenze” popolari ERRATE. La macchina, i rapporti sessuali, il lavoro, NON POSSONO provocare un aborto di per sè. Possono semmai influenzarlo (anche se non ci sono evidenze scientifiche al riguardo) qualora sia presente all’ecografia il comune “distacco amniocoriale” (da non confondere col distacco di placenta che per definizione non può avvenire prima del secondo trimestre di gravidanza, perchè la placenta prima di allora non c’è, e che comunque è ben più grave), ovvero una condizione in cui c’è uno scollamento tra le membrane che circondano l’embrione. In questo caso è facile intuire come le sollecitazioni della macchina, le contrazioni indotte dai rapporti sessuali, l’affaticamento potrebbero portare ad un allargamento di questo distacco e quindi ad un mancato apporto di sostanze nutrienti all’embrione. In presenza di distacchi amniocoriali è sufficiente seguire il riposo consigliato dai medici, ed eventuali supplementi di progesterone, e nell’80% dei casi il distacco in questione si riassorbirà entro la tredicesima settimana. A cosa sono dovuti questi distacchi? Dovete pensare che l’embrione è costituito al 50% dal vostro DNA, ma nell’altro 50% presenta DNA paterno, e quindi estraneo. Pertanto il sistema immunitario può tentare erroneamente di attaccare l’embrione proprio perchè riconosciuto come estraneo. E’ per questo che durante i primi mesi di gravidanza le difese immunitarie tendono ad abbassarsi. Talvolta però questo non basta e si formano quindi questi piccoli distacchi, che sono peraltro molto frequenti (si riscontrano durante la prima ecografia in più della metà delle gravidanze). Quindi care donne tappatevi le orecchie di fronte a certe “sparate” gratuite: se avete avuto un aborto non è perchè siete andate a lavoro, nè perchè avete osato fare una passeggiata o avere rapporti con vostro marito. Non sentitevi colpevoli di un evento purtroppo naturale e comune durante la vita riproduttiva. E soprattutto non pensate che se avete avuto un aborto non riuscirete ad avere figli: nella stragrande maggioranza dei casi dopo un aborto la successiva gravidanza va perfettamente a buon fine 😉

Quando iniziare a lavare i dentini ai bambini piccoli? Bisogna usare il dentifricio?

…queste le prime domande che si pongono le mamme quando iniziano a spuntare i primi dentini ai loro figli… E sono quindi anche le prime domande che mi sono posta io quando mia figlia aveva solo 5 mesi: eh si, i dentini possono iniziare a spuntare anche molto presto e pensare di lavarli ad un bambino così piccolo può fare un po’ “impressione”. Da profana ho chiesto consiglio al dentista ed il responso è stato il seguente: fino ad un anno NON E’ necessario lavare i dentini con uno spazzolino, sono sufficienti delle garzine bagnate con l’acqua, però è sempre bene che il bimbo inizi il prima possibile a prendere confidenza con lo spazzolino, anche solo “giocandoci”. Infatti in quell’età i bambini, si sa, mettono tutto in bocca, quindi per loro sarà un piacevole gioco da usare e che gli darà anche sollievo per gli altri denti che stanno per spuntare. Da 1 a 3 anni, poi, il bambino dovrebbe iniziare a lavarsi i dentini con lo spazzolino (ovviamente anche col vostro aiuto, e molto velocemente imparerà come spazzolarli anche da solo) ma SENZA DENTIFRICIO perchè il bambino tenderebbe ad inghiottirlo e per quanto ne esistano in commercio di appositi per bimbi di quella età, beh sempre meglio evitare che ingoino schifezze chimiche ogni giorno 😉 Dai 3/4 anni iniziano ad imparare un pochino meglio come non ingoiarlo e sciacquare i dentini, quindi a quel punto si potrà iniziare ad usare un dentifricio con un contenuto di fluoro basso (dentifrici appositi per bambini, ne esistono molti in commercio). Dai 6 anni il bambino non avrà più problemi e potrà addirittura iniziare ad usare il vostro stesso dentifricio 😉

Fonte: UPPA

Riflessioni sui commenti fuori luogo durante la gravidanza e nel periodo successivo

Se c’è una verità assoluta sulla gravidanza è che fa “parlare anche i sassi”… Sarei pronta a mettere la mano sul fuoco sul fatto che ogni donna che ha avuto un figlio o che in questo momento lo aspetta si è sentita fare commenti, racconti e affini assolutamente fuori luogo, che anzichè incoraggiare la futura mamma su quanto di bello sta per avvenire, l’hanno soltanto impaurita, resa ansiosa o demoralizzata… Io stessa da sola penso che potrei fare un libro su tutte le cose che mi sono sentita dire durante i 9 mesi e durante il puerperio. Appena rimasta incinta mi sono sentita dire “Ok, ora mi raccomando per i primi 3 mesi non avere rapporti perchè metti a rischio la gravidanza” (sei per caso un ginecologo tu? che dici se è meglio che io lo chieda a lui nel caso? …detto poi da una persona che di figli non ne aveva ancora avuti…)… Nei giorni seguenti mi sono sentita dire cosa potevo o non potevo mangiare (ribadisco, ti sei laureato/a in ginecologia e io ancora non lo so? oppure forse è meglio che ascolto quanto già tutti i ginecologi ti dicono appena li avvisi della lieta novella?)… Parliamo poi del parto… Quando sei incinta arrivano racconti dell’orrore da tutte le parti, da travagli che durano settimane (perchè per opinione comune il travaglio parte dai primi doloretti mestruali, che in gergo si chiamano “prodromi” e possono anche iniziare molti giorni prima del parto! oppure perchè contano le ore dalla rottura del sacco senza ancora avere i dolori, ed ecco lì le 48 ore di travaglio…), a 250 punti messi dopo (ti hanno per caso cucita da capo a piedi facendo due volte il giro?!) ad anni e dolori atroci per ricominciare ad avere rapporti sessuali dopo il parto… Poi ti raccontano che a tizia il bimbo è morto soffocato per il cordone, che caia è morta durante il cesareo e che a sempronia l’anestesia spinale non ha fatto effetto e quindi ha sentito tutti i dolori durante il cesareo…. Non parliamo poi del periodo post-nascita…. Mamme e papà sono stanchissimi per le nottate in bianco causate sia da colichette, reflussi vari e il normale ritmo dell’allattamento ogni 3 ore circa in media, tu continui a ripeterti per incoraggiarti “Sono solo i primi 3 mesi, poi andrà meglio…” e arriva il primo intelligentone di turno che ti dice “Seeeee io con mio figlio/a non ho dormito per 3 anni!!!”… tu cosa gli risponderesti se non un “te c’hanno mai mandato a quer paese?”…. anche perchè fortunatamente la maggior parte dei bambini invece dopo i primi 3 mesi pian piano di stabilizza e dorme sempre più ore consecutive, e fortunatamente sono casi rari i bimbi che per anni non dormono tutta la notte! Parliamo poi dell’allattamento… Chi ti dice di allattare ogni 3 ore, dopo 3 minuti ti dirà anche “però forse piange perchè ha fame, daglielo un altro goccetto, no?” (W la coerenza) e tu sei lì sempre più confusa… Poi “Non prenderlo sempre in braccio, sennò si vizia e non puoi più fare niente! Se piange si fa i polmoni”… (frase ARCAICA e pura credenza popolare visto che i neonati NECESSITANO del contatto con la madre e che hanno solo il pianto come unica modalità per comunicare il proprio disagio, quindi perchè non ascoltarlo? E poi crescono così in fretta, alla mamma fa solo piacere tenerlo in braccio e coccolarlo per qualche mese!!! A voi piacerebbe se mentre piangete nessuno vi desse retta e vi ignorasse per abituarvi ad autocalmarvi?? ……………). Quindi, consiglio spassionato per tutte le future e le neo-mamma: TAPPATEVI LE ORECCHIE ed ASCOLTATE SOLO CHI DI DOVERE (ovvero ginecologi/ostetriche in gravidanza e pediatra dopo il parto), per il resto prendete i racconti e i commenti con le pinze, e fidatevi solo del vostro istinto perchè le mamme siete voi, e nessuno meglio di una mamma sa e saprà mai quel che è meglio per il proprio figlio… Questo non vuol dire che ogni commento che vi arriverà sarà sbagliato, ma appunto valutate in primis da chi viene, e poi prima di metterlo in atto rifletteteci bene, anche perchè molte usanze che c’erano 20 anni fa si sono rivelate completamente sbagliate, e molte anche dannose per lo sviluppo del bambino 😉

Il corso-preparto e la respirazione durante il travaglio: sono davvero utili?

Negli ultimi decenni c’è stato un boom di diffusione dei corsi pre-parto in Italia… Tuttavia nella mia piccola esperienza ho potuto constatare che molte persone sono ancora molto scettiche nei confronti della loro utilità. “Il parto è una cosa naturale, non servono così, viene da sè, e poi la respirazione che ti insegnano non serve a nulla!”: quanto c’è di vero in questo luogo comune che spesso le donne in gravidanza si sentono dire, dopo aver affermato che frequenteranno un corso pre-parto? Beh, innanzitutto io non sono ostetrica, solo una semplice biologa, ma sono anche una mamma che ha fatto un parto naturale a seguito di un travaglio per nulla rapido, nonchè indotto. Quindi prima di tutto per esperienza posso dirvi che, sì è vero il parto è un evento naturale nella vita di una donna, che il tutto viene da sè sul momento, ma che il corso pre-parto è molto utile anche per avere moltissime altre informazioni sulla gravidanza e sul parto, che esulano dal “semplice” imparare a respirare o a spingere. Durante il corso pre-parto gioca molto la componente psicologica del particolare momento che si sta vivendo: ci si può confrontare con altre donne che sono nella tua stessa identica situazione in quel preciso istante, con cui quindi si possono condividere emozioni, gioie, ma anche paure e timori di vario tipo. Ti guardi intorno e non hai paura di chiedere all’ostetrica una determinata cosa che ti frulla per la testa, perchè sai che molto probabilmente tra le altre donne ce ne è qualcuna che ha molte più insicurezze, domande e paure di te su quanto sta vivendo o sta per avvenire. Ti senti capita, compresa, che in un momento come quello è già TUTTO, ed è fondamentale! Si imparano inoltre nozioni di alimentazione, ginecologia, anestesiologia, psicologia, ostetricia e per finire… la tanto famosa respirazione, che non è per nulla inutile! Io sono stata la prima ad essere scettica, eppure l’ho utilizzata e ne ho tratto reale beneficio. Beneficio che non vuol dire “non sentire più dolore” ma imparare a gestirlo concentrandosi su qualcos’altro che non sia il dolore, e quindi non sprecare energie urlando e, a livello fisico, ossigenare di più il tuo corpo che vuol dire sentire meno dolore col passare delle ore perchè si forma meno acido lattico a seguito della contrazione ritmica dell’utero. Ma in cosa consiste questa famigerata respirazione? Nel “semplice” inspirare profondamente e lentamente col naso, ed espirare altrettanto lentamente tutta l’aria con la bocca. Questo va fatto dall’inizio alla fine della contrazione. A me ha aiutato moltissimo: provare per credere 😉

Fonte: Pianeta Mamma

Il bagnetto ai neonati/bambini dopo cena

Eccoci qui a sfatare un falso mito che io stessa mi sono sentita dire: il bagnetto dopo cena si può fare? O si può fare solo la doccia? Partiamo da un presupposto: questa domanda se la pongono molte mamme al giorno d’oggi, perchè le loro mamme a loro volta hanno sempre trasmesso la credenza che il bagnetto non si potesse fare prima di almeno 2/3 dal pasto completo. Ma quando è vera questa regola e quando è solo un falso mito da sfatare? Questa regola è vera nel caso in cui la temperatura dell’acqua sia più bassa della temperatura corporea (37 °C), e quindi nel caso di bagni nell’acqua di mare o in piscina. Questo perchè dopo i pasti c’è un maggior afflusso di sangue nell’apparato digerente, e l’acqua fredda può “bloccare” il passaggio di una sufficiente quantità di sangue anche al cervello, con conseguente svenimento, nonchè annegamento. Quando invece si tratta di fare un bagnetto nella vasca a casa, beh non ci sono limitazioni di orario, nè tantomeno rischi di congestioni (come quelle sopra descritte) e annegamento. Anzi, il bagnetto rilassa il bambino proprio dopo i pasti, quando è sazio e quindi in pieno benessere, senza crampi di fame che lo renderebbero solo nervoso durante il bagnetto. Quindi via libera al bagnetto dopo cena, perchè è uno dei principali “metodi” per rilassare il bambino, che per addormentarsi ha bisogno di un rituale costante e soprattutto di non essere “eccitato” con attività ludiche che farebbero passare in secondo piano la voglia di nanna 😀

 

Fonte: Pediatra

I primi 3 mesi di vita di un neonato

Molte neomamme, soprattutto alla prima esperienza, si saranno chieste come si possa sopravvivere ai fatidici primi 90 giorni della vita di un neonato, che sono indubbiamente i più duri per i neogenitori, soprattutto per la neomamma. Ebbene, non c’è di certo una bacchetta magica in grado di farvi dormire tutta la notte (sogno proibito che si ha durante questa fase), ma di certo la frase che dovete ripetervi e che vi può consolare è: “Passerà!”, perchè di certo arriva per tutti (e prima di quel che possiate pensare) la fatidica notte in cui il bambino non vi sveglierà, ma sarete voi a svegliarvi preoccupati per andare a controllare se respira!!! Di certo posso dirvi che anche se sono momenti duri, sono momenti che col passare dei mesi (anche se ora vi sembra impossibile) rimpiangerete, perchè sono momenti unici, irripetibili, in cui i neonati sono così piccoli, teneri, bisognosi al 100% di voi, che quando saranno anche poco più grandi e inizieranno a “snobbarvi” preferendo altro a voi, beh vi mancherà avere un esserino urlante tra le braccia che si calma solo con voi, le vostre coccole, le vostre carezze! Ma torniamo al tema originale dell’articolo: come riuscire a passare i primi 3 mesi senza troppe crisi di nervi? Sì, è normalissimo averne! Sfido qualunque mamma a non aver pensato almeno una volta che era sfinita, che non ce la faceva più, che sarebbe scappata almeno qualche ora da sola per rifiatare un attimo dalle urla continue del proprio figlio (soprattutto se affetto anche da coliche e RGE, vedere articolo precedente sul tema). Partiamo da un presupposto: i neonati hanno bisogno di voi, soprattutto delle mamme. Sono stati 9 mesi dentro di voi, e quando nascono si sentono letteralmente persi perchè non sono più protetti, sono in un ambiente che sembra immenso rispetto a prima, e circondati da tante persone che gli stanno addosso. E’ quindi normale che vogliano stare spesso in braccio, non sono viziati (non permettete a chi vi sta intorno di deviarvi dal vostro istinto naturale di accudire vostro figlio, perchè in quanto naturale non è sicuramente sbagliato!). Quindi eccovi una serie di semplici “regole” da seguire per vivere meglio questi primi mesi:

1) Sembra banale dirlo, ma non lo è mai abbastanza: DORMITE QUANDO LUI/LEI DORME, a qualunque ora sia

2) Le faccende di casa possono aspettare: chissenefrega se non avete fatto in tempo a lavare a terra, spolverare o stirare… potete sempre farlo in un altro momento, o meglio ancora, se possibile, farvi aiutare da mamma o suocera, che dovrebbero/potrebbero aiutarvi in questo più che nella gestione di vostro figlio! Vengono degli ospiti? Che si tappino gli occhi, o se non gli sta bene la vostra pulizia domestica, che puliscano loro 😀

3) Le visite possono aspettare: non sentitevi in dovere di far venire tutti quelli che lo vogliono, nel giorno e nell’ora che vogliono, ancor meno se non vi avvertono prima, e soprattutto potete sempre disdire un appuntamento se siete reduci da una nottata in bianco! Le persone intelligenti capiranno, chi non capirà… beh, è un problema suo 😀

4) Non lasciatevi deviare da chi vi dà regole sull’allattamento al seno: ci sarà sempre chi vi dirà di rispettare le 3 ore, e sempre le stesse persone vi diranno ad un certo punto “però ora ciuccia, sembra abbia fame, dagli un goccetto va!”… Ecco, tappatevi le orecchie o rispondete a tono, ma di fatto seguite il vostro istinto e ciò in cui voi credete! Credete che pianga x fame? Dategli il latte… Credete che pianga per altri motivi? Seguite il vostro istinto, perchè è l’unico INFALLIBILE!

5) Non abbiate paura di chiedere aiuto: i nonni e gli zii saranno ben felici di aiutarvi, anche solo di tenere vostro figlio un’oretta per darvi il tempo di fare una doccia o un pisolino: non dovete sentirvi madri degeneri solo perchè avete sentito il bisogno di un momento tutto per voi senza il neonato!

6) Se possibile coinvolgete il più possibile anche il papà nell’accudimento del neonato: ovvio non potrà allattarlo al seno, ma potrà aiutarvi a cambiarlo, vestirlo, massaggiargli la pancia durante le nottate di coliche… Se possibile evitate di dormire “a turno” durante la stessa notte: è meglio stabilire dei turni di intere notti (eccetto per l’allattamento al seno ovviamente), altrimenti se vi alzate a turno ogni 3 ore la mattina sarete entrambi due cenci e nessuno dei due avrà energia a sufficienza per affrontare la giornata

7) Stabilite il più possibile una routine col neonato: i neonati non sanno leggere l’ora e l’unico modo per far capire loro che è notte o giorno, è seguire una serie di “azioni” che possano fargli capire i ritmi migliori per tutti: di notte allattatelo con poca luce, e non giocateci troppo; di giorno allattatelo alla luce, giocateci, parlategli molto: presto associerà questi due diversi momenti nell’arco delle 24 ore

…e nei momenti di maggior sconforto, ricordatevi sempre che PASSERA’ 🙂

Colichette gassose e Reflusso Gastro-Esofageo (RGE) nei lattanti

Eccoci di fronte a due classici problemi cui si trovano molto spesso di fronte i neo-genitori alle prese con il proprio neonato.

1) Colichette gassose: affliggono molti neonati tra la 2°/3° settimana di vita e la fine del 3° mese. La causa che le provoca non è ancora ben nota, ma si suppone che siano dovute da un insieme di fattori, tra cui i principali l’immaturità del tratto intestinale del neonato, nonchè la sua peristalsi (movimenti intestinali) inadeguata. La diagnosi di colica gassosa viene fatta dal pediatra quando il lattante piange per più di 3 ore al giorno, per più di 3 giorni alla settimana, in condizioni che dovrebbero essere di “benessere totale”, ovvero quando ha mangiato, dormito, è stato cambiato, lavato, ecc… Si manifestano durante tutto l’arco della giornata nei neonati allattati al seno, e principalmente dal tramonto in quelli allattati al biberon. La loro natura è comunque benigna, ovvero sono “fisiologiche” e tendono a scomparire da sole dopo il primo trimestre di vita, quando il tratto intestinale raggiunge una maturità maggiore ed è quindi maggiormente in grado di espellere senza difficoltà aria e feci. Generalmente il neonato che soffre di coliche gassose tende a stringere i pugni, a piangere all’improvviso disperato, portare le ginocchia verso il pancino, e spesso diventa molto rosso in viso. Il principale rimedio naturale a questo problema è fare dei massaggi, che consistono nel muovere le gambine  con movimenti circolari dall’interno verso l’esterno, durante i quali viene leggermente compresso il pancino. Altro rimedio è il sondino rettale, che aiuta a far espellere l’aria. Ci sono poi dei rimedi basati su sciroppi omeopatici al finocchio ed altre erbe, che non fanno male e anzi spesso aiutano anch’essi ad espellere l’aria. Ci sono infine dei farmaci che sono sicuramente più efficaci, ma in quanto tali da riservare solo nei casi di effettiva necessità in cui i rimedi precedenti non hanno avuto effetto. E’ sicuramente anche importante che la mamma, per quanto possibile, tenti di mantenere la calma, cosa molto spesso difficile in quanto coliche gassose=notti insonni (spesso anche di giorno risulta impossibile dormire per più di un’ora di fila) per settimane intere, quindi sfido chiunque a mantenere la calma ogni santo giorno dopo tanti giorni che non riposi per più di 2 ore di fila 😀 Sicuramente la cosa più sbagliata da fare in caso di coliche è attaccare al seno il neonato appena piange per esse, perchè sul momento la cosa dà sollievo, ma poi una volta terminata la poppata la situazione sarà solo peggiorata a causa dell’accavallarsi dei processi digestivi. Portate quindi tanta pazienza e consolatevi pensando sia che quasi tutte le mamme ci sono passate, ma soprattutto che: PASSERA’ 😉 E all’improvviso, una notte non tanto lontana, vostro figlio improvvisamente dormirà per molte ore consecutive e voi vi alzerete ogni minuto a controllare che stia bene e che respiri, ignare del fatto che semplicemente le coliche da quel momento saranno solo un brutto ricordo per entrambi 😀

2) Reflusso Gastro-Esofageo (RGE): Altro temuto nemico dai neo-genitori, forse anche di più delle colichette gassose perchè in alcuni casi si protrae ben più a lungo di queste ultime. E’ nella maggior parte dei casi una condizione “fisiologica” legata al fatto che il cardias (la valvoletta che chiude lo stomaco in alto dopo l’entrata del cibo) è “beante”, ovvero non si chiude bene, e quindi il cibo tende a tornare su insieme ai succhi gastrici. Questa condizione nella maggior parte dei casi non provoca fastidio al neonato; se però questi episodi si manifestano con una certa frequenza, si arriva ad un punto in cui l’esofago inizia a bruciare per effetto dei succhi gastrici, e quindi iniziano i classici sintomi dell’RGE conclamato: durante la poppata, il neonato inarca indietro la schiena e urla dal dolore. Nella maggior parte dei casi questa condizione si risolve facilmente con dei comuni antiacidi che formano una patina protettiva; nei casi più difficili bisognerà prendere anche degli inibitori di pompa che influenzano l’acidità stessa dei succhi gastrici. Ci sono inoltre in commercio molti tipi di latte artificiale che tendono a “solidificare” una volta nello stomaco in modo tale da rendere quasi impossibile la risalita all’esofago. In ogni caso, a prescindere dal rimedio che si utilizza, anche questa condizione tende poi a scomparire spontaneamente nel giro di qualche mese e, per fortuna, i rimedi attualmente disponibili in commercio sono molto efficaci per tenere a bada il fastidio provocato al lattante. 🙂

 

Fonti:

Reflusso Gastro-Esofageo

Coliche gassose

Parto naturale: epidurale si, o epidurale no?

Quante di voi future mamme si sono trovate a riflettere su questa scelta nei mesi precedenti del parto? Al giorno d’oggi tutte o quasi… Peccato che, come ho provato sulla mia pelle, molto spesso la decisione che si prende prima di entrare in travaglio, è molto diversa dalla decisione che si prende poi mentre provi i dolori delle contrazioni. Ci sono casi in cui si decide a priori di farla e magari si ha un travaglio talmente frettoloso che quando si arriva in ospedale è troppo tardi per farla, e altri casi in cui si decide a priori di non farla per i motivi più disparati (paura, sfida personale, ecc…) e poi ci si ritrova a chiederla disperate per il dolore che non si era immaginato potesse essere tanto forte. Ma la domanda obiettivamente parlando è: è meglio farla o non farla? Per il mio modesto parere, nonchè per esperienza personale, penso che la cosa migliore da fare sarebbe aspettare di vedere come procede il travaglio: se il travaglio procede bene e la dilatazione aumenta con costanza, sicuramente potrete farcela senza troppi problemi a sopportare il dolore semplicemente cambiando posizione durante il travaglio, facendovi massaggiare la schiena e facendo la respirazione insegnata al corso preparto che, vi stupirà, aiuta moltissimi a gestire sul momento il dolore senza urlare a squarciagola (pratica assolutamente inutile e che vi fa solo sprecare energie FONDAMENTALI per la fase espulsiva). Se invece il travaglio va per le lunghe, la dilatazione rimane identica per molte ore e sembra non proseguire, oppure state subendo un’induzione (che da manuale è 3 volte più dolorosa di un travaglio naturale), beh allora mi sento di consigliarvi di farvi fare l’anestesia epidurale. Innanzitutto è una pratica ormai ben collaudata e molto sicura, è assolutamente indolore (e ve lo dice una che fino a prima del parto alla sola vista di un ago quasi sveniva!), e vi aiuta a vivere il momento del parto senza stress (il quale a livello fisiologico porta alla produzione di elevati livelli di adrenalina, che bloccano la progressione della dilatazione: è per questo che molto spesso dopo l’epudurale la dilatazione ferma da ore miracolosamente prosegue rapidamente!). L’unica nota dolente è che l’anestesista deve essere molto bravo a farvi la giusta dose di volta in volta di anestetico, perchè se esagera vi potreste ritrovare a non sentire la necessità di spingere (premito) che caratterizza la donna a dilatazione completa e che velocizza la fase espulsiva. Quindi riassumendo, il mio consiglio è di non partire a priori con una scelta, ma di    valutare sul momento quello che è meglio fare per voi e per il bambino, magari chiedendo consiglio alle ostetriche di turno. Ci sono casi in cui l’epidurale è inutile perchè il travaglio è talmente rapido che potrete farcela benissimo a sopportare i dolori: vi stupirete di quanta forza riesce a trovare una donna in momenti come quelli.

Mio figlio è celiaco, che fare?

Vorrei scrivere il mio parere su una patologia che mi tocca da vicino, in quanto sono celiaca da quasi 20 anni ed in tutti questi anni ho incontrato tantissimi genitori e tantissime persone che vivevano questo problema, spesso in modo totalmente sbagliato.

Per chi non conoscesse il problema la celiachia è un’intolleranza permanente al glutine, componente proteica del frumento e di altri cereali quali l’orzo, l’avena, farro, segale e tutti i loro derivati. Eliminare il glutine dalla dieta per il momento è l’unica cura da seguire, nel caso venga diagnosticata.

Esistono diverse tipologie di celiachia:

➡ Celiachia Tipica: si manifesta con diarrea e forti dolori addominali. Ciò comporta un calo di peso ed una debilitazione generale del soggetto.

➡ Celiachia Atipica: la maggior parte dei soggetti celiaci presenta questa tipologia, in cui i sintomi non sono rilegati solo all’apparato gastrointestinale ma riguardano anche l’anemia sideropenica (carenza di ferro), osteoporosi, dermatite erpetiforme, bassa statura. In questi casi la diagnosi non arriva in breve tempo in quanto bisogna valutare un quadro clinico più complesso.

➡ Celiachia Silente: non si manifesta con sintomi particolari e l’unico modo per scovarla è tramite l’esame della parete intestinale, riscontrando l’atrofia dei villi .

➡ Celiachia Latente: caratterizza persone che presentano ancora una parte intestinale normale, ma risultano positivi agli anticorpi AGA e EMA. Per cui è bene tenere la situazione sottocontrollo e monitorarla.

➡ Celiachia Potenziale: anche questa forma non presenta alterazioni della mucosa intestinale, ma questi soggetti hanno una predisposizione genetica alla malattia. In questi casi la celiachia non è già sviluppata in forme gravi, ma essendo alto il rischio di sviluppo futuro sono consigliati screening periodici.

Fonte: http://www.celiachiamo.com

Dal punto di vista psicologico spesso sono i genitori a non saper affrontare questo problema, rendendo il bambino insicuro e soprattutto facendolo sentire diverso.

➡ Il primo passo è quello di convincersi che il proprio figlio non è malato, non è diverso dagli altri e soprattutto non è vero che non potrà mai avere una vita serena!

Semplicemente deve mangiare cose diverse, ma questo non vuol dire rinunce insopportabili..diverse volte mi sono sentita dire “la tua vita è rovinata allora!” solo perchè non posso mangiare un cornetto al bar??? 😯

➡ Il secondo passo è quello di parlarne con il bambino nel modo più affettuoso e amorevole che ci sia. Molti pensano che i bambini siano troppo piccoli per capire certe cose, ma tutto dipende da come glielo diciamo e soprattutto da quanto sfoghiamo su di loro la NOSTRA frustrazione..

Ero in un bar a prendere un caffè ed è entrata una signora con una bambina di 8-9 anni, lei ha ordinato un caffè ed una cosa di pasticceria..la bambina ovviamente voleva prendere qualcosa pure e la madre le ha urlato contro dicendole che non poteva mangiarlo e stava solo facendo i capricci..lei si godeva la sua bella colazione ed ha totalmente MORTIFICATO la bambina trasformando il suo problema in un capriccio!

➡ Il terzo passo è quello di rendere il più normale la vita del bambino, cercando di far crescere in lui quel senso di responsabilità. Soprattutto non cercare di proteggerlo dal mondo esteriore come se ci fosse un mostro pronto ad attaccarlo ovunque si giri..lasciandolo andare a feste, uscire con gli amici, fare sport, e tutte quelle attività NORMALI che fanno tutti i bambini.

Ho conosciuto TROPPI genitori e TROPPI ragazzi che sono cresciuti in una teca di cristallo, vivendo con il terrore della contaminazione, evitando qualsiasi tipo di attività! Un ragazzo che incontrai non era MAI entrato in un pub perchè qualsiasi tipo di ristorante, bar, pub, gastronomia era il maligno e ci sarebbero state contaminazioni 😯 Perchè andare in pub e prendere una coca cola confezionata con gli amici dopo cena può essere pericoloso?

Quando ero piccola, subito dopo la diagnosi, sono andata a diverse feste di compleanno..tavoli pieni di panini, patatine, bibite..le classiche feste di bambini. Io mi sono SEMPRE portata i miei paninetti da casa, ben conditi e TUTTE le volte c’era sempre qualche bambino che era invidioso e voleva mangiarsi il mio! non mi è MAI successo che qualcuno mi prendesse in giro..non dico che è impossibile, ma mi chiedo il bambino è più felice restando a casa, isolato da tutti, oppure in mezzo ad una festa con il suo panino “speciale”?

➡ Quarto ed ultimo passo: Cucinare cucinare e cucinare. Ci sono mille ricette da fare e da riproporre in versione senza glutine, e vostro figlio sarà la persona più felice del mondo, se invece del cornetto del bar, gli proponete una deliziosa Sacher o una Torta di Mele fatta in casa.

Quindi sia per i genitori che per quelli che scoprono di essere celiaci da grandi, la vita non finisce..acquista solo sfumature diverse!

Non bisogna vivere nel terrorre perchè spesso e volentieri questa patologia porta ad un vero e proprio blocco psicologico! quindi SVEGLIATEVI e vivete felici 😀

 

La sessualità in gravidanza

Secondo dei vecchi tabù delle vecchie generazioni, quando una donna rimane incinta dovrebbe astenersi per tutti i nove mesi dai rapporti sessuali. Quante di voi se lo saranno sentite dire non appena data la lieta notizia? Anche in questo caso, niente di più sbagliato: si tratta solo di un tabù che però ha un fondo di “ignoranza” in chi si sente in diritto/dovere di dare questo tipo di consiglio. Infatti, il bambino è del tutto protetto all’interno dell’utero ed il rapporto sessuale non implica nessun tipo di contatto con lui/lei, a maggior ragione per il fatto che il collo dell’utero si chiude durante le prime settimane di gravidanza. Inoltre durante l’orgasmo vengono liberate delle endorfine che hanno un effetto benefico non solo sulla mamma, ma anche sul bambino stesso. Da notare che, poichè durante la gravidanza la vagina ed il collo dell’utero sono molto vascolarizzati, dopo il rapporto ci si potrebbe trovare di fronte a delle perdite ematiche di piccola/modesta entità, che non devono preoccupare (sono del tutto normali e capitano più spesso di quel che si possa pensare) fintanto che restano scarse e si estinguono nell’arco di poche ore. Ci sono soltanto alcuni casi in cui è sconsigliato avere rapporti sessuali in gravidanza, e cioè in caso di complicazioni come:

1) minaccia d’aborto in atto: quindi perdite di sangue in atto, contrazioni e distacchi molto ampi amniocoriali/di placenta riscontrati durante l’ecografia

2) minaccia di parto pre-termine/ipercontrattilità uterina: in questo caso sono sconsigliati perchè lo sperma contiene prostaglandine che aumenterebbero ulteriormente la contrattilità dell’utero, così come lo stesso orgasmo

3) dilatazione precoce del collo dell’utero, per gli stessi motivi sopra detti

4) placenta previa, cioè bassa

5) rottura prematura del sacco amniotico: in questo caso c’è un alto rischio di infezioni anche in assenza di rapporti sessuali

Fonte: Qui mamme