Il cordone ombelicale intorno al collo del bambino: è un problema per il parto naturale?

La risposta è: nella maggior parte dei casi, no! A molte di voi sarà capitato durante le ultime ecografie in gravidanza di sentirvi dire che il bambino ha un giro, o più di cordone intorno al collo, a me stessa è capitato. Questa notizia, soprattutto se si tratta della prima gravidanza, manda nel panico molte mamme che iniziano ad aver paura sia che il bambino si strozzi nella pancia con il cordone, che il cordone dia problemi durante il parto naturale. Niente di più sbagliato, almeno nella maggior parte dei casi, come accennavo prima. Innanzitutto il cordone ombelicale, a meno di patologie rare che però non possono essere previste con le ecografie, è circondato da una gelatina speciale chiamata “gelatina di Wharton”, che serve proprio a proteggere il cordone da strozzature, quindi anche se prima di nascere il bambino ha il cordone intorno al collo non può essere strozzato da esso, né il cordone stesso può formare nodi che impediscano l’apporto di ossigeno (a meno di patologie, come accennavo prima). C’è poi da dire che nel corso del parto naturale raramente il cordone è un problema e anzi la maggior parte dei bambini nascono col cordone intorno al collo senza che nessuno se ne sia accorto fino a nascita avvenuta. Questo perché il cordone impedisce un parto naturale (o lo rende complicato) solo se è troppo corto (in tal caso con molta probabilità il bambino non riuscirà proprio ad incanalarsi e quindi si ricorrerà al taglio cesareo per mancata discesa della testa fetale) o se è troppo stretto intorno al collo (in tal caso durante le ultime spinte della fase espulsiva si inizierà a sentire il battito del bambino calare, ma a quel punto sarà troppo tardi per ricorrere al taglio cesareo e quindi con molta probabilità si ricorrerà ad un parto operativo per accelerare la nascita con manovra di Kristeller, ventosa o forcipe). Quindi care mamme non vi preoccupate a priori quando sentite parlare di cordone intorno al collo, perché molto probabilmente non darà alcun tipo di problema, al massimo il bambino alla nascita avrà un colorito leggermente cianotico, una condizione totalmente reversibile in poche ore che non crea alcun problema futuro.

 

Fonte: Mamme Nella Rete

Gli spasmi affettivi: cosa sono? C’è da preoccuparsi?

Vi sarà capitato qualche volta di trovarvi di fronte a dei bambini (generalmente sotto i 3 anni) che all’improvviso mentre piangono smettono di respirare, e rimangono a bocca aperta come se volessero continuare a piangere ma non si sente il caratteristico “urlo”… Ebbene, queste scene che spaventano molto spesso i genitori non sono nient’altro che “Spasmi affettivi”. Gli spasmi affettivi si riscontrano in circa il 5% dei bambini in età compresa tra i 6 mesi circa (ma possono iniziare anche dopo) ed i 3 anni  (nella maggior parte dei casi) e sono delle reazioni VOLONTARIE dei bambini a cadute o in generale momenti in cui si spaventano, negazioni (quando per esempio non date al bambino un oggetto che vorrebbe, o lo mettete in un posto che in quel momento non gradisce, come può essere il passeggino, il seggiolone, ecc), o sgridate da parte dei genitori o di qualcuno a loro caro. Nella maggior parte dei casi basta soffiare in faccia al bambino e tutto passa, ma talvolta il respiro può anche essere trattenuto quasi per un minuto ed il bambino potrebbe perdere i sensi. Anche se i genitori ovviamente si spaventano molto di fronte a scene simili, in realtà quando il bambino riprende i sensi sta benissimo perchè ha “dimenticato” di aver smesso volontariamente di respirare e tutto torna come prima senza danni, perchè comunque la durata di queste crisi è (in condizioni non patologiche) inferiori appunto al minuto. La cosa migliore da fare in questi casi sarebbe non farsi vedere impauriti dal bambino, perchè altrimenti potrebbe utilizzare queste crisi come un’arma per ottenere qualcosa le volte successive, alcuni pediatri consigliano addirittura di cambiare stanza e lasciarlo da solo finchè non riprende a piangere normalmente. La cosa certa è che più ci si mostra (per quel che possibile) “tranquilli”, prima tali crisi passeranno perchè il bambino capirà che sono “inutili”. Queste crisi sono infatti tipiche di bambini particolarmente svegli che tentano di tenere in pugno i genitori cercando di ottenere qualcosa, che può essere anche semplicemente la loro attenzione in un momento in cui magari semplicemente la mamma sta cucinando e non gliene presta abbastanza.

 

Fonti:

http://www.mammaepapa.it/neonato/p.asp?nfile=spasmi_affettivi

http://archiviostorico.corriere.it/2003/gennaio/16/Mai_preoccuparsi_per_gli_spasmi_co_10_030116266.shtml

E se poi prende il vizio?

Il titolo di questo post prende spunto da un libro scritto da Alessandra Bortolotti, psicologa perinatale che si occupa di puericultura e di fisiologia di gravidanza, parto e allattamento. E non è un caso perchè è uno dei libri da cui prendo spunto per scrivere questo post… Appena una donna partorisce e torna a casa col bambino, la prima cosa che si sente dire da almeno un familiare (ma spesso anche più di uno, se non tutti!) è: “Non prenderlo sempre in braccio appena piange, sennò lo vizi e poi non riesci più a fare niente!”…Ecco questa è una delle frasi che più fa imbestialire le mamme ed anche una delle più sbagliate che possano essere dette! Innanzitutto un bambino appena nato si trova catapultato in una realtà del tutto nuova e dopo essere stato per nove mesi raccolto e protetto nel grembo materno, si sente spaesato ed ha quindi un estremo BISOGNO di contatto con la mamma da cui è stato separato: deve riconoscere il suo battito, il suo odore, la sua voce per sentirsi protetto. Non è un caso che i neonati non riescano a dormire in culle enormi, se non avvolti da coperte, asciugamani, o quant’altro, proprio perchè hanno bisogno di sentirsi protetti e stretti da qualcuno o qualcosa. Seconda cosa: una mamma ha portato dentro sè per nove mesi suo figlio ed anche lei ha subito un distacco! Non lo sente più muoversi dentro di sè,  non è più tutto per lei ma a “disposizione” di tutti i parenti e amici che corrono affollati per coccolarlo un po’ e per dirle quello che deve o non deve fare, senza che nessuno abbia chiesto consiglio. La mamma è quindi la prima a VOLER tenere il bambino in braccio e ogni mamma lo fa anche perchè poi sa bene che quei momenti voleranno in un secondo e nessuno glieli potrà mai ridare indietro! In un secondo te li trovi che già camminano e quasi ti dimentichi di cosa si provi ad avere un piccolo esserino tra le braccia che dipende completamente da te! Molte persone parlano a sproposito non pensando che per i neonati il pianto è l’unico modo per comunicare i loro bisogni, e che se questo modo di chiedere aiuto non viene ascoltata, la risposta da parte del neonato è sì che piangerà sempre di meno, ma anche e soprattutto che piangerà sempre meno perchè avrà capito che tanto nessuno accoglierà alle sue richieste di attenzione, di aiuto, di amore! Triste, no?! E allora perchè non mandare gentilmente a quel paese coloro che hanno queste uscite per nulla scientifiche e per nulla geniali, e continuare a cullare con amore il proprio fagottino prima che cresca e si abbiano rimpianti a vedere le carrozzine altrui? Per chi fosse interessato ad approfondire l’argomento dei “falsi vizi” consiglio vivamente il libro, il cui titolo è lo stesso di questo post.

Cosa fare se un bambino batte la testa…

Eccovi una serie di “regole” da seguire se un bambino batte la testa:

1) Valutare l’altezza da cui il bambino è caduto: sotto il metro gli eventuali traumi sono decisamente meno importanti, soprattutto se ci si trova sotto i 50 cm (a quel punto diventano quasi sempre trascurabili)

2) Valutare la zona della testa in cui il bimbo ha battuto: la zona più a rischio dal punto di vista medico è la nuca, quindi la parte posteriore della testa subito sopra il collo

3) Controllare immediatamente se il bambino ha alterazioni nei movimenti: se muove male un braccio o una gamba allora è il caso di correre al pronto soccorso

4) Lasciare che il bambino svolga le sue normali attività: non è assolutamente vero che non bisogna far dormire per ore un bimbo che ha battuto la testa! E’ una credenza popolare errata. La cosa giusta da fare è continuare a seguire i ritmi classici della giornata e, se deve dormire, lasciarlo fare e semplicemente risvegliarlo ogni tanto per controllare che sia tutto a posto e che quindi non abbia difficoltà a svegliarsi

5) Non farsi prendere dal panico per i bernoccoli: basta metterci del ghiaccio, sono solo la conseguenza di una botta, un po’ come i lividi, ma non hanno alcuna rilevanza patologica

6) Controllare che il diametro delle due pupille sia uguale: in caso contrario correre al pronto soccorso per un controllo

7) Se dopo la botta il bambino vomita di continuo anche a distanza di ore, ha cefalea diffusa o convulsioni, non riesce a parlare bene, ha sonno o irritabilità improvvisa, o perde conoscenza per molti secondi andare a fare un controllo al pronto soccorso

6) Continuare a tenere il bambino sotto controllo per le successive 48 ore: eventuali complicazioni possono comparire anche molte ore dopo la botta

7) Ovviamente in caso di dubbi di qualunque tipo consultare sempre il proprio pediatra o il pronto soccorso pediatrico più vicino

 

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Taglio Cesareo: quando è veramente necessario?

Molti di voi si saranno imbattuti in donne a fine gravidanza che per scelta hanno chiesto di partorire con taglio cesareo, programmato senza motivazioni MEDICHE valide… Perchè? Secondo uno strano luogo comune molte donne, e non solo, credono che il parto cesareo sia sinonimo di “non soffrire”: chi l’ha detto? Il taglio cesareo è un vero e proprio intervento chirurgico, che porta con sè tutti i dolori connessi al post-operazione, con lenta ripresa da parte della madre che invece dovrebbe iniziare ad occuparsi del neonato… Conosco personalmente donne che hanno impiegato 10/20 giorni a tornare alla vita “normale” perchè vuoi o non vuoi, la ferita tira, la pancia fa ancora male, ecc ecc… e questi dolori non possono essere minimamente paragonati ai punti che tirano dopo una episiotomia, che per quanto fastidiosa ti permette da subito di occuparti del neonato e di tutto il resto! E poi, che l’hanno inventata a fare l’anestesia epidurale? Se avete paura del dolore, potete benissimo partorire naturalmente cercando delle strutture ospedaliere che vi garantiscano l’anestesista 24 ore su 24! Si tende poi a parlare di “ore di travaglio” come il numero di ore trascorse tra il momento del ricovero e l’ora della nascita del bambino: in realtà, come è intuitivo pensare, non è così!!! Il travaglio inizia quando iniziano contrazioni REGOLARI E RAVVICINATE nel tempo, quindi in media quando si hanno contrazioni che durano circa un minuto e che si ripetono ogni 3 minuti circa. Pertanto i travagli che durano giorni, non esistono perchè ovviamente si prenderebbero provvedimenti se così fosse! Io stessa ho avuto una induzione che ha portato alla nascita di mia figlia dopo 19 ore, ma non sono state 19 ore di travaglio! Il travaglio è durato circa 8 ore (un tempo normalissimo per una primipara!), tutti i dolori precedenti le contrazioni regolari sono PRODROMI, altra fase normalissima prima del parto e che non va conteggiata per decidere o meno un parto cesareo, nè tantomeno per sentirsi dire che “quando è così è meglio fare il cesareo”! Non solo, secondo un altro strano luogo comune molte “nonne” credono che il parto cesareo sia esente da rischi: NIENTE DI PIù SBAGLIATO, anzi SBAGLIATISSIMO! Il taglio cesareo porta con sè tutti i rischi legati AD OGNI INTERVENTO CHIRURGICO, per non parlare del fatto che il neonato trae invece beneficio dagli ormoni materni che circolano durante il travaglio e che la “spremitura” che subisce durante il passaggio nel canale vaginale lo aiuta a fare il “primo respiro” senza troppi interventi da parte del personale della neonatologia subito dopo la nascita. Non è infatti un caso che alcuni neonati abbiano distress respiratori dopo la nascita con parto cesareo. Ma veniamo a noi: quali sono le condizioni in cui l’OMS sostiene invece come necessario un parto cesareo?

-In caso di presentazione podalica del feto

-In caso di patologie materne (lesioni genitali da Herpes Virus o da HPV, infezione da HIV, crisi ipertensive durante il travaglio, ecc…)

-Parto gemellare in cui il primo gemello non sia in posizione cefalica

-Parto multiplo con più di due gemelli

-Placenta previa

-Complicazioni varie durante il travaglio (sofferenza fetale, ecc…)

E’ inoltre opinione comune ritenere che dopo un primo parto cesareo, i parti successivi debbano essere espletati secondo la stessa modalità. In realtà in molte strutture ospedaliere viene consentita la possibilità di effettuare un “travaglio di prova” in quanto a livello medico esiste la possibilità (salvo complicazioni) di tentare quello che viene chiamato VBAC (Vaginal Birth After Cesarean, Parto Vaginale Dopo Cesareo), poichè il rischio di rottura dell’utero (1 caso ogni 300 parti) è più basso del rischio di aborto dopo l’amniocentesi (1 caso ogni 100). In basso troverete i link a cui fare riferimento per avere maggiori informazioni sull’argomento, ma in sostanza riassumendo il messaggio che tento di trasmettervi è il seguente: donne, non privatevi a priori della possibilità di tentare un parto naturale, perchè come dice la parola stessa è la natura che ci ha reso in grado di farlo, e non cercate a priori un cesareo per paura di soffrire perchè le alternative se volete ci sono. Cercate strutture ospedaliere che vi lascino la possibilità di muovervi liberamente durante il travaglio e che ricorrano al taglio cesareo solo in caso di reale necessità… e vi assicuro che non ve ne pentirete!

 

Documento della regione Lazio sul cesareo

 

http://www.vitadidonna.it/gravidanza/4013-unaltro-cesareo-no-grazie-lavbac.html

 

 

Le cattive abitudini da evitare durante lo svezzamento

Quanti di voi si sono ritrovati di fronte a genitori/nonni ed altri parenti che pur di farvi mangiare, da piccoli, vi proponevano aeroplanini col cucchiaio, trenini, giochi sul seggiolone, ecc? Ebbene, questo è uno degli errori più comuni che al giorno d’oggi continua ad essere commesso pur di far mangiare a tutti i costi tutta la pappa al bambino che si sta svezzando… Niente di più sbagliato! E’ infatti ormai noto che la prima cosa che bisogna insegnare ai bambini durante lo svezzamento è che “Mangiare è innanzitutto un piacere!”. Una delle cose più utili da fare per orientarsi in tal senso è far mangiare il bambino a tavola con i genitori, così che possa fin da subito imparare il piacere del condividere il pasto con la propria famiglia. A questo consiglio segue quello di far prendere al bambino familiarità col cibo: mettere un piattino di plastica davanti a lui su cui può pasticciare con le mani o col cucchiaino lo aiuterà piano piano ad imparare a mangiare da solo. Altro comune errore è credere che il bambino debba svuotare la scodella: perchè? Chi l’ha detto? Ogni bambino sa autoregolarsi e nessun bambino si lascerà morire di fame, a patto che gli vengano proposte le pietanze idonee alla sua età e che vengano evitate il più possibile le classiche schifezze che si propongono troppo piene di zuccheri o sali, che invece fanno solo male e che devono essere uno sfizio una tantum, non un’alternativa ad una alimentazione sana ed equilibrata. Ricordatevi sempre che il bambino è sazio quando lo decide lui, non quando lo decidono i nonni, gli zii o i vicini da casa! Questi ed altri semplici e saggi consigli potrete trovarli nel libricino “La pappa è facile” Ed. Il leone verde, che in pochissime pagine e tante vignette illustrate vi farà capire da subito come vivere lo svezzamento, e più in generale il momento della pappa, come un momento di piacere e non di ansia/guerra all’ultimo cucchiaio di pappa rimasto nella scodella! 😉