L’aborto: cos’è, perchè avviene e con che frequenza

Inizio l’articolo facendo una premessa: qui si parlerà SOLO ED ESCLUSIVAMENTE dell’aborto NON volontario, ovvero dell’aborto spontaneo. Innanzitutto, che cos’è l’aborto? L’aborto è per definizione l’interruzione di una gravidanza entro il 180° giorno di gestazione (sei mesi circa). Tuttavia la maggior parte degli aborti avviene entro la fine del primo trimestre, ovvero entro la tredicesima settimana, e soprattutto entro le prime otto. Perchè? Perchè è proprio durante le prime 13 settimane di gravidanza che l’embrione abbozza tutti i suoi organi, mentre durante la restante parte quello che avviene è il loro progressivo ingrandimento e funzionamento. L’aborto, a differenza di quanto si sente dire in giro per strada, ha infatti generalmente una causa: l’embrione ha un’anomalia genetica e/o anatomica, motivo percui non è compatibile con la vita: per questo la natura provoca un aborto, per evitare di partorire un bambino che non potrebbe sopravvivere. Molti di voi in questo momento si staranno chiedendo: ma se io non ho malattie genetiche, e nessuno nella mia famiglia le ha, come è possibile? Voi dovete pensare che, nel corso della propria vita riproduttiva, una donna produce centinaia di cellule uovo, così come un uomo produce miliardi su miliardi di spermatozoi. Se si considerano questi numeri è facile pensare a come nel lungo processo di produzione qualcosa possa andare storto ed il DNA che essi contengono possa accumulare le cosiddette mutazioni. L’aborto è infatti tanto più frequente tanto maggiore è l’età sia della madre che del padre. Sì, anche il padre influisce con la sua età, perchè dopo i quarant’anni è più facile che la quantità degli spermatozoi “buoni” diminuisca. L’aborto spontaneo può essere suddiviso in completo (se l’embrione viene espulso all’esterno completamente senza l’intervento del medico, e questo di solito avviene per le gravidanze appena iniziate), incompleto (se viene espulso all’esterno solo parte dell’embrione) o ritenuto (se l’embrione muore senza che vi sia la sua espulsione all’esterno e si deve quindi ricorrere ad un raschiamento della cavità uterina). Quanto è frequente l’aborto in una donna in condizioni ottimali di salute? Si stima che nel corso della vita riproduttiva di una donna una gravidanza su quattro termini in aborto, altrimenti detto ogni gravidanza ha il 25% di possibilità di interrompersi entro le 13 settimane. Ci sono tuttavia delle condizioni che possono far aumentare tale percentuale:

-alterazioni ormonali (di solito progesterone basso)

-sindrome dell’ovaio policistico (da non confondere col semplice ovaio micropolicistico, che anche la sottoscritta ha, e che è un quadro SOLO ecografico molto comune in cui l’ovaio mostra tanti follicoli, ma che non influenza la capacità di avere figli nè la percentuale di aborti, semplicemente può ritardare di qualche giorno l’ovulazione, ma il quadro ormonale è nella norma)

-alterazioni strutturali dell’utero (utero bicorne, utero bisetto, fibromi o polipi molto grandi)

-infezioni

Ma allora perchè si sente dire in giro che l’aborto è avvenuto perchè si guidava la macchina, perchè si sono avuti rapporti, perchè si è continuato a lavorare, ecc? Sostanzialmente per “ignoranza”, ovvero per mancata conoscenza dei meccanismi che ci sono alla base e per “credenze” popolari ERRATE. La macchina, i rapporti sessuali, il lavoro, NON POSSONO provocare un aborto di per sè. Possono semmai influenzarlo (anche se non ci sono evidenze scientifiche al riguardo) qualora sia presente all’ecografia il comune “distacco amniocoriale” (da non confondere col distacco di placenta che per definizione non può avvenire prima del secondo trimestre di gravidanza, perchè la placenta prima di allora non c’è, e che comunque è ben più grave), ovvero una condizione in cui c’è uno scollamento tra le membrane che circondano l’embrione. In questo caso è facile intuire come le sollecitazioni della macchina, le contrazioni indotte dai rapporti sessuali, l’affaticamento potrebbero portare ad un allargamento di questo distacco e quindi ad un mancato apporto di sostanze nutrienti all’embrione. In presenza di distacchi amniocoriali è sufficiente seguire il riposo consigliato dai medici, ed eventuali supplementi di progesterone, e nell’80% dei casi il distacco in questione si riassorbirà entro la tredicesima settimana. A cosa sono dovuti questi distacchi? Dovete pensare che l’embrione è costituito al 50% dal vostro DNA, ma nell’altro 50% presenta DNA paterno, e quindi estraneo. Pertanto il sistema immunitario può tentare erroneamente di attaccare l’embrione proprio perchè riconosciuto come estraneo. E’ per questo che durante i primi mesi di gravidanza le difese immunitarie tendono ad abbassarsi. Talvolta però questo non basta e si formano quindi questi piccoli distacchi, che sono peraltro molto frequenti (si riscontrano durante la prima ecografia in più della metà delle gravidanze). Quindi care donne tappatevi le orecchie di fronte a certe “sparate” gratuite: se avete avuto un aborto non è perchè siete andate a lavoro, nè perchè avete osato fare una passeggiata o avere rapporti con vostro marito. Non sentitevi colpevoli di un evento purtroppo naturale e comune durante la vita riproduttiva. E soprattutto non pensate che se avete avuto un aborto non riuscirete ad avere figli: nella stragrande maggioranza dei casi dopo un aborto la successiva gravidanza va perfettamente a buon fine 😉

Quando iniziare a lavare i dentini ai bambini piccoli? Bisogna usare il dentifricio?

…queste le prime domande che si pongono le mamme quando iniziano a spuntare i primi dentini ai loro figli… E sono quindi anche le prime domande che mi sono posta io quando mia figlia aveva solo 5 mesi: eh si, i dentini possono iniziare a spuntare anche molto presto e pensare di lavarli ad un bambino così piccolo può fare un po’ “impressione”. Da profana ho chiesto consiglio al dentista ed il responso è stato il seguente: fino ad un anno NON E’ necessario lavare i dentini con uno spazzolino, sono sufficienti delle garzine bagnate con l’acqua, però è sempre bene che il bimbo inizi il prima possibile a prendere confidenza con lo spazzolino, anche solo “giocandoci”. Infatti in quell’età i bambini, si sa, mettono tutto in bocca, quindi per loro sarà un piacevole gioco da usare e che gli darà anche sollievo per gli altri denti che stanno per spuntare. Da 1 a 3 anni, poi, il bambino dovrebbe iniziare a lavarsi i dentini con lo spazzolino (ovviamente anche col vostro aiuto, e molto velocemente imparerà come spazzolarli anche da solo) ma SENZA DENTIFRICIO perchè il bambino tenderebbe ad inghiottirlo e per quanto ne esistano in commercio di appositi per bimbi di quella età, beh sempre meglio evitare che ingoino schifezze chimiche ogni giorno 😉 Dai 3/4 anni iniziano ad imparare un pochino meglio come non ingoiarlo e sciacquare i dentini, quindi a quel punto si potrà iniziare ad usare un dentifricio con un contenuto di fluoro basso (dentifrici appositi per bambini, ne esistono molti in commercio). Dai 6 anni il bambino non avrà più problemi e potrà addirittura iniziare ad usare il vostro stesso dentifricio 😉

Fonte: UPPA

Riflessioni sui commenti fuori luogo durante la gravidanza e nel periodo successivo

Se c’è una verità assoluta sulla gravidanza è che fa “parlare anche i sassi”… Sarei pronta a mettere la mano sul fuoco sul fatto che ogni donna che ha avuto un figlio o che in questo momento lo aspetta si è sentita fare commenti, racconti e affini assolutamente fuori luogo, che anzichè incoraggiare la futura mamma su quanto di bello sta per avvenire, l’hanno soltanto impaurita, resa ansiosa o demoralizzata… Io stessa da sola penso che potrei fare un libro su tutte le cose che mi sono sentita dire durante i 9 mesi e durante il puerperio. Appena rimasta incinta mi sono sentita dire “Ok, ora mi raccomando per i primi 3 mesi non avere rapporti perchè metti a rischio la gravidanza” (sei per caso un ginecologo tu? che dici se è meglio che io lo chieda a lui nel caso? …detto poi da una persona che di figli non ne aveva ancora avuti…)… Nei giorni seguenti mi sono sentita dire cosa potevo o non potevo mangiare (ribadisco, ti sei laureato/a in ginecologia e io ancora non lo so? oppure forse è meglio che ascolto quanto già tutti i ginecologi ti dicono appena li avvisi della lieta novella?)… Parliamo poi del parto… Quando sei incinta arrivano racconti dell’orrore da tutte le parti, da travagli che durano settimane (perchè per opinione comune il travaglio parte dai primi doloretti mestruali, che in gergo si chiamano “prodromi” e possono anche iniziare molti giorni prima del parto! oppure perchè contano le ore dalla rottura del sacco senza ancora avere i dolori, ed ecco lì le 48 ore di travaglio…), a 250 punti messi dopo (ti hanno per caso cucita da capo a piedi facendo due volte il giro?!) ad anni e dolori atroci per ricominciare ad avere rapporti sessuali dopo il parto… Poi ti raccontano che a tizia il bimbo è morto soffocato per il cordone, che caia è morta durante il cesareo e che a sempronia l’anestesia spinale non ha fatto effetto e quindi ha sentito tutti i dolori durante il cesareo…. Non parliamo poi del periodo post-nascita…. Mamme e papà sono stanchissimi per le nottate in bianco causate sia da colichette, reflussi vari e il normale ritmo dell’allattamento ogni 3 ore circa in media, tu continui a ripeterti per incoraggiarti “Sono solo i primi 3 mesi, poi andrà meglio…” e arriva il primo intelligentone di turno che ti dice “Seeeee io con mio figlio/a non ho dormito per 3 anni!!!”… tu cosa gli risponderesti se non un “te c’hanno mai mandato a quer paese?”…. anche perchè fortunatamente la maggior parte dei bambini invece dopo i primi 3 mesi pian piano di stabilizza e dorme sempre più ore consecutive, e fortunatamente sono casi rari i bimbi che per anni non dormono tutta la notte! Parliamo poi dell’allattamento… Chi ti dice di allattare ogni 3 ore, dopo 3 minuti ti dirà anche “però forse piange perchè ha fame, daglielo un altro goccetto, no?” (W la coerenza) e tu sei lì sempre più confusa… Poi “Non prenderlo sempre in braccio, sennò si vizia e non puoi più fare niente! Se piange si fa i polmoni”… (frase ARCAICA e pura credenza popolare visto che i neonati NECESSITANO del contatto con la madre e che hanno solo il pianto come unica modalità per comunicare il proprio disagio, quindi perchè non ascoltarlo? E poi crescono così in fretta, alla mamma fa solo piacere tenerlo in braccio e coccolarlo per qualche mese!!! A voi piacerebbe se mentre piangete nessuno vi desse retta e vi ignorasse per abituarvi ad autocalmarvi?? ……………). Quindi, consiglio spassionato per tutte le future e le neo-mamma: TAPPATEVI LE ORECCHIE ed ASCOLTATE SOLO CHI DI DOVERE (ovvero ginecologi/ostetriche in gravidanza e pediatra dopo il parto), per il resto prendete i racconti e i commenti con le pinze, e fidatevi solo del vostro istinto perchè le mamme siete voi, e nessuno meglio di una mamma sa e saprà mai quel che è meglio per il proprio figlio… Questo non vuol dire che ogni commento che vi arriverà sarà sbagliato, ma appunto valutate in primis da chi viene, e poi prima di metterlo in atto rifletteteci bene, anche perchè molte usanze che c’erano 20 anni fa si sono rivelate completamente sbagliate, e molte anche dannose per lo sviluppo del bambino 😉

Il corso-preparto e la respirazione durante il travaglio: sono davvero utili?

Negli ultimi decenni c’è stato un boom di diffusione dei corsi pre-parto in Italia… Tuttavia nella mia piccola esperienza ho potuto constatare che molte persone sono ancora molto scettiche nei confronti della loro utilità. “Il parto è una cosa naturale, non servono così, viene da sè, e poi la respirazione che ti insegnano non serve a nulla!”: quanto c’è di vero in questo luogo comune che spesso le donne in gravidanza si sentono dire, dopo aver affermato che frequenteranno un corso pre-parto? Beh, innanzitutto io non sono ostetrica, solo una semplice biologa, ma sono anche una mamma che ha fatto un parto naturale a seguito di un travaglio per nulla rapido, nonchè indotto. Quindi prima di tutto per esperienza posso dirvi che, sì è vero il parto è un evento naturale nella vita di una donna, che il tutto viene da sè sul momento, ma che il corso pre-parto è molto utile anche per avere moltissime altre informazioni sulla gravidanza e sul parto, che esulano dal “semplice” imparare a respirare o a spingere. Durante il corso pre-parto gioca molto la componente psicologica del particolare momento che si sta vivendo: ci si può confrontare con altre donne che sono nella tua stessa identica situazione in quel preciso istante, con cui quindi si possono condividere emozioni, gioie, ma anche paure e timori di vario tipo. Ti guardi intorno e non hai paura di chiedere all’ostetrica una determinata cosa che ti frulla per la testa, perchè sai che molto probabilmente tra le altre donne ce ne è qualcuna che ha molte più insicurezze, domande e paure di te su quanto sta vivendo o sta per avvenire. Ti senti capita, compresa, che in un momento come quello è già TUTTO, ed è fondamentale! Si imparano inoltre nozioni di alimentazione, ginecologia, anestesiologia, psicologia, ostetricia e per finire… la tanto famosa respirazione, che non è per nulla inutile! Io sono stata la prima ad essere scettica, eppure l’ho utilizzata e ne ho tratto reale beneficio. Beneficio che non vuol dire “non sentire più dolore” ma imparare a gestirlo concentrandosi su qualcos’altro che non sia il dolore, e quindi non sprecare energie urlando e, a livello fisico, ossigenare di più il tuo corpo che vuol dire sentire meno dolore col passare delle ore perchè si forma meno acido lattico a seguito della contrazione ritmica dell’utero. Ma in cosa consiste questa famigerata respirazione? Nel “semplice” inspirare profondamente e lentamente col naso, ed espirare altrettanto lentamente tutta l’aria con la bocca. Questo va fatto dall’inizio alla fine della contrazione. A me ha aiutato moltissimo: provare per credere 😉

Fonte: Pianeta Mamma

Il bagnetto ai neonati/bambini dopo cena

Eccoci qui a sfatare un falso mito che io stessa mi sono sentita dire: il bagnetto dopo cena si può fare? O si può fare solo la doccia? Partiamo da un presupposto: questa domanda se la pongono molte mamme al giorno d’oggi, perchè le loro mamme a loro volta hanno sempre trasmesso la credenza che il bagnetto non si potesse fare prima di almeno 2/3 dal pasto completo. Ma quando è vera questa regola e quando è solo un falso mito da sfatare? Questa regola è vera nel caso in cui la temperatura dell’acqua sia più bassa della temperatura corporea (37 °C), e quindi nel caso di bagni nell’acqua di mare o in piscina. Questo perchè dopo i pasti c’è un maggior afflusso di sangue nell’apparato digerente, e l’acqua fredda può “bloccare” il passaggio di una sufficiente quantità di sangue anche al cervello, con conseguente svenimento, nonchè annegamento. Quando invece si tratta di fare un bagnetto nella vasca a casa, beh non ci sono limitazioni di orario, nè tantomeno rischi di congestioni (come quelle sopra descritte) e annegamento. Anzi, il bagnetto rilassa il bambino proprio dopo i pasti, quando è sazio e quindi in pieno benessere, senza crampi di fame che lo renderebbero solo nervoso durante il bagnetto. Quindi via libera al bagnetto dopo cena, perchè è uno dei principali “metodi” per rilassare il bambino, che per addormentarsi ha bisogno di un rituale costante e soprattutto di non essere “eccitato” con attività ludiche che farebbero passare in secondo piano la voglia di nanna 😀

 

Fonte: Pediatra

Vai alla barra degli strumenti