After the rain #macro #rosa #fiori #pioggia☔️


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Il cavaliere e l’aquila

Il cavaliere, dopo aver abbandonato la spiaggia sulla quale l’avevamo lasciato, si diresse al galoppo verso quelle luci che si vedevano da lontano e che annunciavano la presenza di un borgo o di qualche castello. Arrivò alla porta principale, dove venne fermato perché le guardie notarono la spada legata al suo fianco e l’arco e la faretra ricolma di frecce che stavano sul mantello blu con strisce rosse. Lui scostò il cappuccio che usava per coprire il volto e le guardie dopo un “ah siete voi, scusateci” mormorato con lo sguardo basso e in tono di deferenza lo lasciarono passare. Lanciò il cavallo al passo e si diresse sicuro per le vie del borgo, fino ad una locanda dove smontò di cavallo e dopo averlo affidato con una carezza sul muso allo stalliere che stava lì vicino entrò nella locanda. Con un rapido sguardo soppesò gli avventori e non vedendo alcuna minaccia scelse il tavolo più lontano dalla luce del locale, quasi in penombra. Quando il garzone arrivò per chiedere cosa volesse, ordinò della birra e diede al ragazzo due monete dicendo di tenere pure il resto. Una volta rimasto solo, prese il boccale, cominciando a bere lunghi sorsi come se volesse far andar via anche i pensieri insieme a quella bevanda. Ad un certo punto, uno degli avventori iniziò a parlare ad alta voce di un Aquila che non voleva sapere di ubbidire e che avrebbe dovuto liberarla. Il cavaliere battè un pugno sul tavolo e si avvicinò all’uomo “se la tua Aquila riesco a lanciarla e a farla tornare da me me la vendi?” Il falconiere ci pensò un attimo e rispose “si ma tu devi darmi 50 monete, io è da tanto che la curo” Il cavaliere sorrise a mezza bocca e rispose “quello non è un problema, ci vediamo fuori dalle mura domani mattina” L’indomani all’alba appena fuori dalle porta, mente il sole cominciava ad illuminare il borgo e a riflettersi sul lago, i due uomini si incontrarono. Il cavaliere andò verso l’aquila che stava sul guantone del falconiere bendata, si fermò ad un passo e le sussurrò “io e te ci rincontriamo, il destino mi porta sempre da te”. Fece segno al falconiere di passare il guanto, lo mise sul suo braccio sinistro e le tolse il cappuccio. Si fissarono per qualche secondo, rapace e uomo poi lui le disse “vai sei libera, io ti aspetto qui se vorrai” e la lanciò. L’aquila finalmente libera dispiegò le sue ali e dopo aver saggiato il vento prese la via dei campi verso il lago. “Ve l’avevo detto messere che non tornava” “tenete queste monete e sparite” “‘ma son 100” “fa niente, sparisci prima che ci ripenso” e si diresse a passi veloci verso le stalle, inforcò lo stallone bianco e uscì a tutta velocità dal borgo. Mentre la distanza aumentava ad un certo punto sentì un grido provenire dal cielo, arrestò di colpo il cavallo e tese il braccio con il guantone in un gesto istintivo, qualche secondo prima che gli artigli del rapace vi si poggiassero. “Sei tornata, sei tornata” mentre le lacrime bagnavano quel viso indurito da mille dolori. 

Un cavaliere e un lago

L’uomo stava seduto sulla spiaggia, lo sguardo perso sulle onde che andavano e venivano con un ritmo implacabile. A volte quando guardava la spuma bianca, che nasceva e poi spariva nell’arco di qualche secondo, un sorriso stanco nasceva involontario sulla sua faccia, per sparire poi nel momento in cui la schiuma diveniva acqua, parte di quell’onda  che tornava ad essere parte del lago. Nella sua mano destra, un’orcio di idromele. Una mano a visiera, anche se era ormai l’imbrunire, serviva più a nascondere gli occhi dal mondo che ad altro. Erano occhi stanchi, bastava poco che le lacrime bagnassero quel viso indurito dai pensieri che giravano nella sua testa. La postura era quella di chi sembrava molto stanco, ma se osservavi bene le spalle non avevano perso quella fierezza che gli avevano insegnato da bambino, solo che il guerriero aveva posato la sua spada vicino sul fianco destro, un ultimo atto dovuto, sempre pronto a difendersi. Ad un certo punto si alzò ed essendo l’imbrunire, con la spiaggia vuota si tolse la tunica, la cotta, lasciandole vicino alla spada deposta in un mucchio ordinato e si buttò nel lago. Le prime bracciate furono fatte con rabbia, tutta quella che gli bruciava dentro, poi si lasciò accarezzare dalla frescura dell’acqua sulla pelle e diminuì il ritmo, portandolo ad uno costante ma che non gli costava fatica. Arrivato al centro del lago, si girò e messosi a morto si lasciò trasportare dalla corrente senza opporre alcuna resistenza. Ad un certo punto, si lasciò andare sotto, sempre di più. Passavano i metri e dentro di se la pace, quella tanto agognata pace, giungeva sempre più palpabile, sempre più rassicurante. Ad un certo punto, forse per effetto del fiato che cominciava a mancare, cominciò ad avere visioni, l’ultima un aquila, che volava fiera nel cielo. A quel punto senti la forza tornare dentro di lui, fu difficile sentire la pace scivolare via, ma i muscoli cominciarono a nuotare e a farlo tornare in superficie. Raggiunse la riva nuotando velocemente, si rivesti, riprese la spada, guardandola con rispetto e amore, la rimise nel suo fodero e la senti di nuovo al suo fianco, quella presenza che gli dava sicurezza. Prima di girarsi per riprendere il cammino, guardò il cielo e gli chiese scusa.

Tanti auguri Gi

Quello sguardo sempre attento, quello sguardo sul mondo visto con gli occhi di una bambina con una sensibilità fuori dal comune, ci ha accompagnato lungo questo lungo anno che ci ha visto spesso dover andare in ospedale per curare il fratellino e tu con le tue domande hai sempre voluto sapere cosa ci fosse dietro, con la preoccupazione se lui fosse tornato a casa. Adesso che abbiamo finito questo ciclo, lo festeggiamo con il tuo compleanno, un inizio finalmente felice e giustamente dove tu sei la protagonista. A te auguro di rimanere sempre così, speciale. A te, il mio ringraziamento perché ogni volta che mi hai visto stanco, prendevi il libro delle favole e mi portavi lontano insieme su un tappeto magico o in un castello, dando modo a me di ricaricare le mie batterie scariche.  A te lascio questo mio post di auguri e tutto l’amore che posso, piccola principessa. 

Quei tramonti così 

E poi davanti a questi spettacoli capisci quanto sei piccolo….

Si rompono le cose, le amicizie, le relazioni, ma soprattutto le palle… di fieno. 😎 #blackandwhite #biancoenero


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Eh già..

Ogni volta che vedo quei punti, dentro si rompe qualcosa… 

E niente.. le 🎧 la 🎶 e ciao 🌎 #selfie #relax #pausapranzo


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E quelle sere li…

Dove tutto è limpido e vedi le luci laggiù sul lago Maggiore…

60 punti

60 punti ma non quelli da unire,

60 punti sulla tua schiena

60 punti, per poter sconfiggere un mostro

60 punti e tanto dolore dentro ogni volta che ti sfiorano

60 punti che ancora non riesco a guardare.

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