Strana festa questa. Per tutta la mattina ho fatto finta di non pensarci, forse anche perchè ero preso dai test per il Disaster Recovery di sabato e avevo il cervello che viaggiava tra una connessione vodafone che si inchioccava e uno script di logout, adesso qui in pausa pranzo, si è svuotato e non posso non pensare a te. Domenica pomeriggio sono venuto a trovarti, gli auguri te li ho fatti recitando una preghiera davanti ad una foto ma sono giusto di forma, perchè tu lo sai che molto spesso ti parlo di me, di quello che mi capita come se tu potessi ancora sentirmi, ma forse è proprio così e magari ridi anche tu di quella piega riuscita bene oppure come eri solito fare mi dai del pirla per quella cavolata che proprio non sono riuscito ad evitare di fare. Si, il nostro cammino prosegue insieme e anche se non sento più il calore della tua voce, basta che chiudo gli occhi e dentro di me so esattamente cosa mi vorresti dire se ti avessi davanti e questo, credimi, è uno dei supporti più grandi per navigare a vista nel mare della vita. Adesso ti saluto e ti lascio alle tue camelie, che anche lassù curerai e se dentro un petalo che cade troverai una goccia di rugiada, bhè quella è la mia lacrima che ancora oggi non so fermare, non voglio fermare. Auguri Aquila della Notte.