Come il bambino,anche i genitori,arrivano spesso all’adozione con dei problemi psicologici non risolti;la decisione di adottare non significa automaticamente che i problemi sono risolti.In molti rimane la convinzione,anche inconscia,che l’essere genitori adottivi non è la stessa cosa dell’essere genitori naturali. Di solito ci si pone unsacco di domande sul figlio che si sta per adottare: come sarà,chi è,cosa avrà ereditato dai genitori.

In genere si preferisce avere un bambino molto piccolo in modo chenon abbia un passato da ricordare e non ci sia nulla che lo leghi ad un’altra famiglia. Purtroppo però non ricordare significa perdere il contatto con una parte di se stessi e rende difficile la costruzione di un’identità.

C’è spesso la paura che non si affezioni e si vede con terrore il momento in cui (specialmente durante l’adolescenza)chiederà di conoscere le proprie radici;ma sono solo insicurezze dei genitori che invece devono aiutare il bambino costruirsi un’identità.

La difficoltà del primo incontro,consiste soprattutto nel fatto che i genitori e bambino sono estranei,entrambe le parti si sono create delle aspettative e hanno dei timori..

Solo la graduale conoscenza può far superare questo momento.

All’nizio il bambino ha una paura intensa di essere abbandonato di nuovo e le dimostrazioni di affetto e le parole rassicuranti non lo tranquillizzano e continua a chiedere costantemente dimostrazioni e garanzie che non sarà di nuovo abbandonato. Nei casi più difficili,può mettere alla prova i nuovi genitori comportandosi male e da ribelle,proprio per vedere se sarà abbandonato di nuovo.

Una cosa importante è che entrambi i coniugi siano d’accordo perl’adozione;se il marito accetta solo per la moglie,può successivamente percepire il bambino come rivale nella ricerca di affetto e la donna diminuire le attenzioni verso il bambino o al contrario intensificarle eccessivamente.