Marta

Eva si è appena addormentata, dopo l’ultima pappa alla piccola ed io sono qui a guardarle. La mamma con la faccia girata verso la porta e la piccola accoccolata sulla pancia, come a voler
Ritrovare un po’ di quel calore che fino a qualche ora fa l’avvolgeva. Ed io qui, confuso, felice
Sbalordito di come un esserino così piccolo possa cambiarti la vita con il suono di un pianto.
Prima di nascere, provi ad immaginare come può essere il momento esatto in cui sentirai la
sua vocina, ma niente può nemmeno avvicinarsi a quello che è in realtà.
Quando ho aperto la porta della sala parto, volevo solo dirle ti amo e poi non sapevo nemmeno
Io cosa avrei fatto.. dentro di me quella paura folle, cieca di finire ancora come qualche mese
prima, annegato in uno sguardo e alla ricerca di un posto dove fuggire per piangere senza farmi
vedere. Qui scale non ci sono, non c’è neanche la mia camera a regalarmi quel calore famigliare
che cmq vadano le cose ti tranquillizza. Qui è tutto asettico, colorato di un blu che sfuma verso
l’azzuro: dicono che c’è uno studio dietro tutti questi tinteggi, che dovrebbero infondere tranquillità
ma non so chi cazzo se lo sia inventato. Quando ho aperto la porta altro che tranquillo, determinato
pronto a dirle per l’ultima volta quello che sentivo, questo si ma con una fottuta paura dentro di me.
Poi ho sentito la sua voce che mi chiamava, che mi gridava il suo disperato bisogno di aiuto e ho
Passato il paravento a grandi passi, per fermarmi solo quando le nostre mani si sono unite e da lì
Tutto è stato semplice: dirle ti amo, riprendere a respirare ad un ritmo quasi ragionevole per qualche
Secondo, fino all’esatto istante in cui lei mi ha detto “ti amo anch’io” perché dopo mi è esploso qualcosa dentro, un fuoco artificiale proprio dentro il mio cuore e tutte quelle piccole
Luci che hanno illuminato ogni angolo di me, dando un senso in un istante a tante cose, da una
giornata sulla spiaggia ad una notte sulla scrivania ma soprattutto alla mia vita, ancora una volta.
Ma non ho potuto soffermarmici troppo, perché le unghie di Eva erano piantate nel palmo della
mano, la sua faccia contorta nella smorfia dello sforzo che stava portando avanti e allora ho cercato
di trasmetterle tutta la forza che avevo dentro e tutta quella tranquillità per quei secondi che sembravano non scorrere mai, poi ad un tratto una nuova voce ha regalato le sue note a questo mondo: quelle di mia figlia che allora manco sapevo che fosse mia.
Di quel momento ricordo solo lo sguardo di Eva, la luce nei suoi occhi mentre intorno a noi
rimbombava quella vocina.. Lo ricorderò finchè rimarrò in vita, dentro c’era tutto, dentro ci
ho visto il miracolo di una nuova vita, di una donna che diventa mamma, di un amore per quell’esserino che piange che va oltre la cognizione umana, dentro ci ho visto l’esatto riflesso
di tutto ciò che amo di lei e se possibile l’ho amata ancora di più.
Ma anche quel momento perfetto non è durato molto, la mia razionalità che mi aveva fatto
rinunciare a lei quando era riappaso Alex si è risvegliata, le ho lasciato un bacio sulla fronte
e sono andato alla ricerca del cuoco per dargli la notizia della nascita. Da quando l’ho trovato
a quando sono rientrato di corsa in sala parto da Eva, sinceramente ricordo solo un pugno preso
in faccia e mio padre che mi diceva che sono diventato papà. Altro fuoco d’artificio, altre luci che
sta volta hanno illuminato un pezzo del mio futuro e una corsa da Eva per darle la notizia, per
dirle che adesso qualsiasi cosa faremo la faremo in tre.
Altro sguardo che rimarrà impresso nella mia vita per sempre quando le ho detto che era figlia
nostra, uno sguardo che non rivedevo da quasi un anno, da quando a quella macchinetta erano
uscite le foto dove le avevo dichiarato il mio amore e mi aveva visto. Non so cosa ci sia dentro
ma io lo amo quello sguardo, mi da la forza di spostare montagne senza il minimo sforzo e
risaperlo mio è stato il realizzarsi di tanti sogni tutti messi insieme.
Ed ora qui su questa poltrona osservo il mio nuovo mondo dormire, con la pace nel cuore
Con la tranquillità di chi ha toccato il cielo con un dito e che sa che se vuole farlo di nuovo
Sa esattamente come deve fare. Poi dentro di me un pensiero, la voglia di dirlo ad una persona
che non c’è. Mi alzo, una carezza sulla fronte alla mamma e un bacio alla piccola che muove la
manina, come per scacciarmi, un sorriso che nasce spontaneo ed esco.
I corridoi sono bui, illuminati solo dalle luci di servizio, a quest’ora della notte tutti dormono
e le uniche luci sono quelle dei locali dove le infermiere fanno il turno di notte, ma io la strada che
mi porterà dove voglio andare la conosco molto bene, l’ho fatta spesso quando papà era ricoverato
qui per l’infarto. Mi appare la porta massiccia con su incise immagini di santi, la spingo ed entro.
Mi siedo in fondo, al centro della navata su una panca e la testa va a nascondersi tra le mani.
“Mamma hai visto cosa siamo stati capaci di creare io e Eva? Hai visto quanto è bella, quanto
Son perfette le sue manine, così piccole che potrei schiacciarle se stringessi il pugno? E quegli
Occhietti che si guardano in giro curiosi di capire cosa c’è qui fuori? Non so dirti quanto sia
Felice in questo momento, ma forse non ce n’è bisogno perché tu lo sai già, tu leggi direttamente
Nel cuore mio. In questa notte piena di silenzio e di felicità eccomi qui da te, perché sei tutto
Quello che mi manca per dire ho tutto quello che voglio, non c’è niente che manca, invece
no, mi manchi tu, ancora di più del solito perché oggi vorrei vedere i tuoi occhi illuminarsi
guardando tua nipote, vorrei sentire la tua voce cantargli una ninnananna, vorrei.. ma tu
non ci sei” Le prime lacrime inziano a scorrere, ma vengo interrotto dalla porta della cappella
che si apre, qualcun altro ha bisogno di credere in Dio o solo ritrovare qualcuno, di affidare la speranza e i suoi pensieri a loro.. Un ultimo sguardo verso quella vetrata lassù, che con le sue
luci blu mi ricordano i suoi occhi ed esco.
Rientro in camera e tu apri gli occhi mentre mi sto sedendo “dove sei stato Amore? Mi sono
Svegliata prima ma non c’eri…” poi nella luce soffusa noti i miei occhi arrossati e io non devo
dirti più nulla, hai già capito, hai già pensato a come colmare questa mia mancanza, dandomi
qualcosa su cui riversare tutto l’amore che provo per lei, mi prendi la mano, la baci e poi la
unisci a quella della piccola.. “Prima quando ci hanno chiesto il cognome si sono dimenticati
di una cosa Marco. Ti ricordi quando mi hai regalato il libro dei nomi?” annuisco ricordando
quel freddo pomeriggio in cui mi ero divertito a viziarla un po’ “bene io il nome l’ho sempre
saputo, da quando stavo sul letto in camera mia e mi accarezzavo la pancia, e in quel preciso
istante in cui la sua iniziale mi appariva nel pensiero tu aprivi la porta e mi sorridevi. Marco
se vuoi, il suo nome sarà Marta Cesaroni.”
L’altra mia mano che cerca la sua, le mie lacrime che scendono e sulle sue labbra una frase “grazie
Amore mio.”

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By |2009-05-29T14:37:58+00:00Maggio 29th, 2009|Racconti|2 Comments

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2 Comments

  1. Emanuele Maggio 30, 2009 at 6:16 pm - Reply

    Bellissimo… ma… è una storia vera?
    Ciao,
    Emanuele

  2. Beacher Maggio 31, 2009 at 9:19 am - Reply

    no Manu!! Pensata e scritta da me, basandomi sulla serie “I Cesaroni 3” :happy_tb:

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