E così siamo di nuovo a casa, nel senso inglese del termine ovvero home, si perché nelle mille città in cui siamo stati abbiamo vissuto momenti bellissimi e tutti resteranno nella mia memoria per sempre come quando Marta ha detto la prima sua sillaba, che ci ha fermato per mezzora a discutere su cosa fosse in mezzo a central park e alla fine senza alcun dubbio è venuto fuori che era un “ghè”, o almeno così dice Eva e sapete tutti che quando ci si mette non c’è verso di farle cambiare idea, oppure come quando ci ha lasciato con due facce stranite e le forchette per aria per il suo primo raffreddore, stavamo lì al ristorante, lei guardava me, io guardavo lei, tutti e due la piccola che agitava i pugni e noi lì quasi in panico “oddio la portiamo dal dottore?” “se ne fa un altro si” “toccala per sentire se ha la febbre” “si mi sembra più calda” “telefona a tua mamma, no cazzo vero che non puoi..” “bhè se chiamo Carlotta?” “si quella al max ti dice di portarla all’emporio
della chicco a fare shopping” “allora torniamo veloci a casa, che almeno la metto a letto e non prende freddo”, la corsa per prendere il taxi, l’ascensore e metterla nella culla, per rimanere tutti e e due abbracciati a vederla dormire, senza che nessun’altro starnuto ci mandasse definitivamente in panico. Tutti questi momenti e tanti altri sono foto nel mio album dei ricordi ma sta mattina quando da quel finestrino ho visto la mia Roma dall’alto mi sono sentito come quando dopo un lungo viaggio apri il cancello di casa, un senso di sollievo ti pervade, guardi questo o quel particolare e pensi che finalmente puoi riposarti, sei di nuovo nella tua vita, vicino alle tue cose, pronto a sfidare il mondo. La cosa buffa che mi ha riservato il destino mentre guardavo Roma sempre più vicina dal finestrino è stata che la mia piccolina si è svegliata e l’ho presa in braccio facendole vedere questo o quel particolare della sua città. Spero che riesca ad amarla come l’amo io, e come so che l’ama sua mamma. Già di nuovo qui: non ci avrei mai giurato conoscendo il rancore che anima lei in questo periodo o forse solo paura di dover confrontarsi con uno sguardo che indichi la delusione sul viso di sua mamma. Invece è uscita dicendomi “torno subito” e quando è tornata aveva una busta bianca e dentro tre biglietti per Roma Fiumicino con partenza quella sera stessa “se non partiamo subito può darsi che ci ripensi” mi ha detto non appena le nostre labbra si sono staccate e così abbiamo iniziato a raccogliere le nostre cose in due borsoni, abbiamo preparato il kit di viaggio per Marta e dopo mezzora stavamo consegnando le chiavi del nostro appartamento a Peter, il portiere che ce la guarderà per il periodo in cui staremo via, che ci ha salutato con un “good bye mr e madame Cesaroni” io ho guardato Eva e insieme, mano nella mano siamo saliti su quel taxi giallo per cominciare questa nuova avventura. Adesso sono qui a fare un resoconto dettagliato a Walter che mi ha subito messo in mano il joypad della Wii “è da na vita che non ti sfido a tennis” e così ci siamo sparati un set mentre lo aggiornavo su tutti i cambiamenti che Marta aveva fatto da quando era nata “Ma davvero?” “no non ce posso credè” “E basta così me fai intenerì, poi vinci” questi i commenti che via via venivano fatti ma nonostante la paura di perdere la scommessa di dover pagare la pizza quella che toccava al perdente, lo vedo felice, come le sono io di averlo di nuovo in mezzo alle balle, si certo ci siamo sentiti, visti in cam ma Walterino è bello averlo in carne e ossa
per capire che cosa combinerà la prossima volta. Sento Eva che discute con Pivian sulla nostra sistemazione e lascio Walterino un attimo con il gioco in pausa e vado a vedere di capirci qualcosa di più.
“Marco Pì ci ha nascosto le valigie e non ce le ridà fino a quando non gli diciamo che rimaniamo qui finchè non troviamo qualcosa di meglio o torniamo a Ny”
“Si Cesaroni, non posso mandare sotto un ponte le mie donne preferite, fossi tu bhè un pensierino potrei anche farcelo ma la mia Evuccia deve stare nel comodo”
“Pì per me va benissimo ma in sto posto vedo na sala, un bagno, na cucina e una camera. Mi spieghi dove ci metti?”
“Eccolo il cantante che ancora non ha assaggiato il sapore del Vip: Cesaroni sveglia questa è la vostra casa, io sto sopra piano attico” e uno sguardo come per dire si me la tiro ma lo so fare.
Io e Eva ci siamo guardati per due secondi netti e poi siamo andati ad abbracciarlo, “Ehi ehi calma, Roma e juve non hanno mai sofferto troppo di manie di affetto reciproco quindi Cesaroni se vuoi al massimo ti stringo la mano” e giù a ridere come due scemi.
“sentite voi due, perché non andate a vedere se Roma è sempre la stessa?” Aly in versione zia ci invita a uscire, lasciandole il compito di fare da zia a quella nipotina vista solo in cam e foto: se la vuole spupazzare per almeno un ora senza gli sguardi apprensivi di sua sorella appena Marta fa un versetto o se ride troppo forte. La guardo e le prendo la mano “andiamo, ce lo meritiamo un giretto
da fidanzatini e Marta è in buone mani” facendo l’occhiolino a Aly.
A quel punto Sergio mi chiama e mi lancia le chiavi della macchina “magari voleste fare un giro lungo” ma Eva “no papà non serve la macchina, noi ci spostiamo in maniera diversa” e mi trascina giù per i quattro gradini che conducono al garage del gobbo.
“vedi questa è una moto che non è mai stata usata, Pi l’ha presa perché boh gli piaceva l’abbinamento di colori e adesso è tua”, tira giù il telo che la copre e una mt01 nuova di trinca mi guarda, sento il mio cuore che accellera quel tanto che basta per avvicinarmi al mostro a due ruote e girare la chiave, un tocco sul pulsante start e lei comincia a brontolare. “mi sa che devo diventare gelosa anche di un oggetto, non mi hai mai guardato come guardi lei” io mi giro, sorrido “due stelle in più ci sono nel cielo di roma sta sera Marco, i tuoi occhi che brillano come quelli di un bambino
davanti ai pacchi di natale” io mi avvicino e l’abbraccio, avvicino la mia bocca al suo orecchio e le sussurro “grazie amore mio” prima di darle un leggero bacio sul collo.
Infiliamo i caschi e siamo fuori nella notte di Roma, manco da tanto tempo ma le strade non le ho
dimenticate, passiamo vicino a Castel Sant’Angelo che illuminato di sera ti fa capire quanto sia bella Roma, giù per il lungo tevere dove gli artisti si fermano a suonare e dove qualche anno prima due ragazzi si erano dichiarati, un bacio a suggellare quell’unione e poi via verso il nostro posto, quello che ci ha visto sempre solo noi, senza maschere, senza tutto il mondo attorno, solo noi e il nostro amore: la spiaggia di Ostia.
Passeggiamo sul bagnasciuga, dopo aver abbandonato le scarpe vicino ad un moscone di salvataggio, mano nella mano, mentre la luna colora d’argento la schiuma delle onde che vengono a farci il solletico tra le dita, poi scompaiono tornando tutt’uno con quel mare da cui sono uscite.
D’improvviso lei si ferma, mi abbraccia stretta stretta e mi sussurra contro la mia spalla “A Mamma e Giulio possiamo dirglielo anche tra un po’, insomma non è necessario, che lo sappiano subito no? Un passo alla volta..prima il nostro ritorno, poi noi e poi Lei..” io le prendo il viso tra le mani, guardo in quegli occhi scuri e annuisco.. alla fine il mio mondo si ferma a loro due.. da sempre e per sempre…

Racconto uscito così senza un perchè.. avevo voglia di scrivere 😉
il pdf sta qui

Update –> sistemato il problema del file che non si scaricava per un path errato 😉