Il freccia rossa è sotto l’Appennino e nell’oscurità mi sta portando verso Torino per assistere al funerale della zia. In questo viaggio mi fa compagnia la mia musica e nel cervello un sacco di pensieri che fanno capolino. Il primo fra tutti è che un’altra persona che è stato un riferimento nella mia giovinezza se n’è andata, il cortile di casa a Limito si sta piano piano svuotando: d’estate era bello aspettare sera e vedere gli zii e papà che si riunivano per la partita a scopa serale mentre mamma e zia chiaccheravano in cucina di tutto e di niente, ma riempiendo l’aria di suoni che hanno fatto la mia infanzia. Ora tutto questo è passato: di sera lassù si sentono i grilli e mia figlia non conoscerà mai un sacco di persone speciali, ma speciali sul serio. Il secondo è come reagirà mamma, oggi l’ho sentita giù e vuota come mai fino ad ora. Spero che non si lasci andare ancora di più: deve combattere contro quel male e deve farlo subito, perché quello non aspetta. Domani la vedrò e magari cercherò di convincerla a venire a Roma a passare una settimana magari vedere sua nipote la spinge ad andare avanti senza tentennamenti. E io? Io boh non sono riuscito a cacciare una lacrima, per ora mi sento spinto avanti da qualcosa che mi dice vai, lasciandomi la testa vuota e il cuore pesante. Penso a tutto e a nulla, leggo cose e le dimentico subito dopo, guardo il panorama e non lo apprezzo. Insomma sono sotto vuoto spinto.