Un cammino lungo un anno

Ebbene si un anno fa, esattamente alle 4.15 cominciava il cammino che mi avrebbe portato a conoscere cose, persone e malattie che manco sapevo che esistessero prima di allora.

Io e zia Lulù arrivammo in ospedale troppo tardi perchè qualcuno aveva deciso che doveva affrettarsi per nascere così in 1 ora venne al mondo. Appena arrivammo, l’infermiere ci disse che era natO, si proprio così nato, al maschile mentre tutti si aspettavano una femminuccia tu hai deciso che dovevi sorprenderci fin dall’inizio e così ecco qui, tra una faccia stupita, mentre tentavo di ragionare sulla notizia, correre lungo il corridoio che porta al nido per conoscerti. Appena entrato, dopo gli auguri di rito, la dottoressa vedo che si rabbuia un attimo e poi inizia a parlare, penso siano stati i secondi più lunghi della mia vita. Mi dice che hai un grosso neo a pantaloncino e tanti altri piccoli e grossi in giro per il corpo, che dovranno fare accertamenti e che non sanno dire cosa effettivamente sia se non delle ipotesi. Finalmente, mi porta davanti alla tua culla e i nostri occhi si trovano per la prima volta gli uni negli altri, ti vedo piccoletto con quel neo sulla fronte e con le manine sempre in movimento, cosa questa che sarebbe rimasta ancora oggi, visto che non stai mai fermo 🙂 E’ amore, misto a preoccupazione perchè ancora non so che cosa sia e come sia venuta fuori sta cosa che hai sul corpo, ma so già che io e te faremo grandi cose insieme.

Il giorno dopo, ti hanno trasferito alla SIN del Bambin Gesù ed io e tua mamma cominciamo una lunga settimana, dove il parlare con i dottori diventa la quotidianità, dove un tenersi per mano tra noi e dirsi “vedrai che andrà tutto bene” diventa un respiro di speranza, dove il vederti è uno splendido regalo perchè per quelle ore possiamo starti vicino, dirti noi ci siamo, dai che insieme ti riportiamo a casa. Di quel periodo ricordo la gentilezza e la scrupolosità dei dottori, la gentilezza delle infermiere, il loro essere quasi zie, la paura fuori dalla stanza della risonanza e alla fine la diagnosi che ci ha fatto tirare un respiro grosso come una casa: è “solo” un nevo congenito gigante, insomma una cellula che ha dato di matto e che ha fatto un gran casino. Ci dicono che dobbiamo tornare per dei Day Hospital ma che finalmente possiamo tornare a casa, di nuovo una famiglia noi 4 tutti insieme.

Passano i giorni e tu ti dimostri sempre di più il meglio, sempre attivo, sempre avanti con quello che fai, ma quello che mi fa dire il meglio è quel sorriso che non ti abbandona mai, mi guardi e sorridi anche solo per un secondo e io so che niente può andare male.

Arriva il giorno del primo day hospital e li faccio i conti con quanto sia brutto il mondo, quanto sia ingiusto perchè il reparto di competenza è quello di oncoematologia e lì davvero tocchi il fondo vedendo un sacco di bambini a cui la vita è stata strappata da un male che conosco perchè mi ha rubato mio papà ma che non sapevo colpisse così tanti bambini. E’ un peso entrare lì, ma fortunatamente tu la tua battaglia la vinci e ci dicono che tutto è solo un fattore estetico che si risolve con un bel pò di interventi ma niente di più.

E siamo arrivati ad oggi, il tuo primo compleanno piccoletto. Abbiamo camminato tanto, soprattutto in salita io, mamma e te, anche per colpa di quelli che vedono quelle macchioline e che non sanno trattenere commenti fuori luogo, quelli che invece di appoggiarci ti presentano come “poverino ha i nei” o altre cazzate simili, ma adesso possiamo girarci con il dito medio alzato: noi siamo qui, uniti più che mai e la nostra famiglia grazie a te ha trovato una nuova dimensione, una nuova forza in tutti quei sorrisi che fai, nei gesti che hai verso la tua sorellina che adori, quando mi vedi e corri da me per essere preso in braccio. Tanti auguri campione, noi per mano continuiamo a camminare, la strada ha qualche salita, ma tu sorridi e io camminerò ancora più forte.

By |2016-12-06T06:23:19+00:00novembre 30th, 2016|Il libro della Vita, Senza categoria|0 Comments

Grande festa alla corte di Francia…

Oddio forse non era proprio la corte di Francia, ma il titolo calza a pennello 🙂 Sabato è stata la giornata dedicata alla festa del primo anno di vita di Ginevra. I preparativi sono partiti il giorno prima: già respiravo aria di festa quando alle 18.30 dalla macchina è scesa anche Federica, la sorellina acquisita, che pur di esserci insieme a Daniele hanno deciso che lo sciopero generale non contava un cazzo e son partiti da Catania e Taranto giusto per stare lì con noi. La cena ha portato allegria con Ginevra che ha deciso di impataccarsi tutta e rendere il tutto colorato: un pò di rosso sugo, un pò di trasparente acqua e via!! :mrgreen:

Subito dopo via verso la stazione Tiburtina a prendere il mio fratellino in arrivo da Taranto: bello vederlo arrivare, bello stare un pò insieme anche se il tempo è veramente volato. Nota a margine: sembra che i viaggi in moto per lui stiano diventando occasioni di festa, tant’è che ieri mi ha chiesto se un giorno l’avrei riaccompagnato a Taranto in moto :mrgreen: :mrgreen: benvenuto nel magico mondo delle due ruote fratè!!!!

Notte passata velocemente e il sabato, altri giri altri regali: prima a fare la spesa, poi a Fiumicino a prendere mamma che arrivava da casa sul lago, poi a prendere la torta, con tanto di spuntino veloce al cinque stelle (direi che passare di lì e non mangiare un cornetto è impossibile :mrgreen:). Appena tornati a casa, si è cominciato con i preparativi per il giardino: prima i tavoli, poi le sedie, poi la roba da mangiare. Sono iniziati ad arrivare gli invitati e la festa è passata tra una chiacchera, una risata e una candelina (ma proprio una eh?) da spegnere.

La gente ha notato il mio essere un pò fuori, pensando come al solito che avessi qualcosa, bhè non è stato proprio così: ero stanco dal gran caldo, ma oltre a questo mi pesavano alcune assenze importanti: mio fratello ha dato buca e la cosa un pò male ha fatto, anche se so che non è colpa sua e poi la mancanza di qualcuno che anche al battesimo ha fatto si che fossi un pò “immusonito” come mi son sentito dire, ovvero la mancanza in quei momenti di papà. Vedevo gli altri, la mia nuova famiglia tutta bella assieme, io ero lì con mamma e nessun’altro. Sta cosa mi ha fatto un pò male, ma valla a spiegare 🙁 Sto facendo un percorso interiore per superare questa cosa ma non è facile, soprattutto ora che sono all’inizio. 🙁

Al di là di queste considerazioni/spiegazioni ringrazio tutti per esserci stati: chi è venuto da lontano, chi dall’altro lato di Roma e chi ha attraversato la strada o quasi. Grazie a tutti per aver fatto passare a me, a Laura ma soprattutto a Ginevra una serata speciale che penso non ci dimenticheremo mai.

By |2012-06-25T12:45:30+00:00giugno 25th, 2012|Il libro della Vita|0 Comments