Il serial Killer (1)

Un argomento che mi ha sempre affascinato è lo studio della personalità del serial kiler. Sono stata tanto incuriosita da comprare un manuale interessantissimo,che consiglio agli appassionati,dal titolo:”Anatomia del serial killer” di Ruben De Luca,noto psicologo criminologo dell’Università La Sapienza di Roma .

L’argomento è talmente vasto che lo tratterò a puntate,in modo da essere il più esaustiva possibile,tralasciando termini e argomenti che possono seguire solo i professionisti del settore.

Anzitutto chi è il serial killer? Secondo l’FBI il serial killer è un assassino che uccide 3 o più vittime in luoghi diversi e con un “periodo di intervallo emotivo” fra un omicidio e l’altro;colpisce a caso o sceglie la vittima ed è spesso convinto di essere invincibile e che non sarà mai preso.

Ruben De Luca lo descrive come uno che agisce preferibilmente da solo,a volte in coppia o a capo di un gruppo e nella motivazione c’è sempre una componente psicologica.Secondo Norris(criminologo americano),il killer vive il crimine nella sua mente eccitandosi sempre di più,poi comincia a cercare la sua preda,la seduce conquistandone la fiducia con una maschera di normalità,la cattura e la uccide. Spesso subito dopo l’omicidio il killer attraversa una fase depressiva e quindi per conservare il più a lungo possibile quel sentimento di potenza,può conservare il corpo o parti di esso oppure oggetti appartenuti alla vittima.Quando si accorge che l’omicidio non è servito a farlo stare meglio,torna depresso e ricomincia.Di solito il profilo del serial killer si divide in due tipi:organizzato e disorganizzato.Nel primo si tratta di un individuo intelligente,inserito socialmente,primogenito o figlio unico,scarsa disciplina nell’infanzia,pianifica l’omicidio e spesso si siuta con alcool o droghe,segue le indagini e cambia spesso lavoro e/o città.Quello disorganizzato invece ha un’intelligenza media o inferiore,immaturo socialmente,lavoro modesto o disoccuopato con difficoltà sessuali,ultimo figlio o intermedio,durante l’infanzia ha ricevuto una disciplina severa,ansioso durante l’omicidio,conduce una vita solitaria o con i genitori,vive/lavora vicino a dove commette i delitti e segue poco le indagini. Nel primo caso l’omicidio viene pianificato,le vittime sono sconosciute,il killer parla con le vittime e ha il totale controllo della scena del crimine. La vittima viene sottomessa in modo sadico e spesso il corpo viene trasportato. Nel secondo invece abbiamo un delitto impulsivo di vittime conosciute,il killer non parla con loro,la scena è disordinata e il cadavere non viene spostato.Tralascio alcune cose per le persone sensibili.

Nel prossimo articolo ci occuperemo della classificazioni dei moventi e nell’ultimo dell’infanzia e dei traumi infantili dei futuri serial killer.

Buona lettura

 

By |2012-09-03T13:47:30+00:00settembre 3rd, 2012|Psicologia|0 Comments