L’uomo stava seduto sulla spiaggia, lo sguardo perso sulle onde che andavano e venivano con un ritmo implacabile. A volte quando guardava la spuma bianca, che nasceva e poi spariva nell’arco di qualche secondo, un sorriso stanco nasceva involontario sulla sua faccia, per sparire poi nel momento in cui la schiuma diveniva acqua, parte di quell’onda  che tornava ad essere parte del lago. Nella sua mano destra, un’orcio di idromele. Una mano a visiera, anche se era ormai l’imbrunire, serviva più a nascondere gli occhi dal mondo che ad altro. Erano occhi stanchi, bastava poco che le lacrime bagnassero quel viso indurito dai pensieri che giravano nella sua testa. La postura era quella di chi sembrava molto stanco, ma se osservavi bene le spalle non avevano perso quella fierezza che gli avevano insegnato da bambino, solo che il guerriero aveva posato la sua spada vicino sul fianco destro, un ultimo atto dovuto, sempre pronto a difendersi. Ad un certo punto si alzò ed essendo l’imbrunire, con la spiaggia vuota si tolse la tunica, la cotta, lasciandole vicino alla spada deposta in un mucchio ordinato e si buttò nel lago. Le prime bracciate furono fatte con rabbia, tutta quella che gli bruciava dentro, poi si lasciò accarezzare dalla frescura dell’acqua sulla pelle e diminuì il ritmo, portandolo ad uno costante ma che non gli costava fatica. Arrivato al centro del lago, si girò e messosi a morto si lasciò trasportare dalla corrente senza opporre alcuna resistenza. Ad un certo punto, si lasciò andare sotto, sempre di più. Passavano i metri e dentro di se la pace, quella tanto agognata pace, giungeva sempre più palpabile, sempre più rassicurante. Ad un certo punto, forse per effetto del fiato che cominciava a mancare, cominciò ad avere visioni, l’ultima un aquila, che volava fiera nel cielo. A quel punto senti la forza tornare dentro di lui, fu difficile sentire la pace scivolare via, ma i muscoli cominciarono a nuotare e a farlo tornare in superficie. Raggiunse la riva nuotando velocemente, si rivesti, riprese la spada, guardandola con rispetto e amore, la rimise nel suo fodero e la senti di nuovo al suo fianco, quella presenza che gli dava sicurezza. Prima di girarsi per riprendere il cammino, guardò il cielo e gli chiese scusa.